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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   venza. Fu soldato, giurista, marito e padre di due figlie. Mortagli la moglie si dedicò tutto alla Chiesa, fu eletto vescovo di Puy, poi arcivescovo di Narbona e nel 1262 cardinale. Creato papa dai cardinali francesi, ne adottò la politica, continuando la lotta cogli Ho-henstaufen. Chiamò Carlo d'Angiò in Italia, lo incoronò il 6 gennaio 1266 e gli prestò aiuto e contro Manfredi e contro Conradino, che egli scomunicò il 18 novembre 1267. Cfr. Murat., Script, ni, i, 594 e seg.; ni, 2, 421 e seg. Vill. v, 91; vii, 23, 28. Dante lo nomina come quegli che spinse l'arcivescovo di Cosenza a perseguitare Manfredi oltre la tomba; Purg. in, 125.
   Clemente V, papa dal 5 giugno 1305 al 20 aprile 1314, il trasferitore della sede papale in Avignone. Si chiamava Bertrand di Got, nativo da Villandreau, diocesi di Bordeaux nella Guascogna. Creato arcivescovo di Bordeaux da Bonifazio Vili, lo si riteneva fedel seguace di Bonifazio e nemico di Filippo il Bello; ma per amor della triplice corona mutò bandiera, facendosi schiavo delle voglie del re francese. Eletto in Francia, non vi fu mezzo d'indurlo a venire a Roma, rimase anzi a Bordeaux ed e Poitiers, finché nella primavera del 1309 trasferì la Sede in Avignone. Invitò Arrigo VII a venire in Italia, ma quando vi venne gli fece contro (cfr. Guasco). Soppresse colla sua Bolla del 6 maggio 1312 l'ordine dei Templari, abbandonandone i membri all'eccidio (cfr. Tempio). Di lui il Vill., ix, 59; « Fu uomo molto cupido di moneta, e simoniaco, che ogni beneficio per danari s'avea in sua corte, e fu lussurioso; chè palese si dicea, che tenea per amica la contessa di Pelagorga, bellissima donna, figliuola del conte di Fusci. E lasciò i nipoti e suo lignaggio con grandissimo e innumerabile tesoro: e dissesi che, vivendo il detto papa, essendo morto uno suo nipote cardinale, cui egli molto amava, costrinse uno grande maestro di negromanzia che sapesse che dell'anima del nipote fosse. Il detto maestro fatte sue arti, uno cappellano del papa molto sicuro fece portare a' dimonia, i quali il menarono allo'nferno, e mostrargli visibilmente uno palazzo, iv'entro un letto di fuoco ardente, nel quale era l'anima del detto suo nipote morto, dicendogli, che per la sua simonia era così giudicato. E vide nella visione fare un altro palazzo alla 'ncontra, il quale gli fu detto si facea per papa Clemente; e così rapportò il detto cappellano al papa, il quale mai poi non fu allegro, e poco vivette appresso: e morto lui, e lasciatolo la notte in una chiesa con grande luminaria, s' accese e arse la cassa, e '1 corpo dalla cintola in giù, anzi che persona se n'avvedesse. » Cfr. Vill., viii, 80 e seg., 91, 102; ix, 22 e seg. Murat., Script, ni, 1, 673 e seg.; ni, 2, 441 e seg. Vitce Papar. Avenion. ed. Baluzius, Par., 1693.