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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Ciascheduno-Cicilia 873
   Ciascheduno, dal lat. quisque unus ; l.Lo stesso che Ciascuno, se non che pare che abbia forza più determinante ; Cane. : « Le dolci rime d'amor, ch'io solia, » v. 110. Par. xxvlll, 34.-Usato sostantivam., vale Ciaschedun uomo; Inf. xx, 36.
   Ciascuno, dal lat. quisque unus, Add. partitivo di quantità indeterminata, così di cose come di persone. Riportasi all'idea di unità in relazione a quella di un Tutto che si considera diviso nelle singole sue parti; e si usa di solito al singolare. Trovasi sovente; nella Div. Com. circa 80 volte. - 1. Per Qualunque, Quasivoglia; Conv. iv, 16, 4 e seg. - 2. In forza di Sost., per Ciascuna persona, o Ciascuno dei ricordati nel discorso; Inf. i, 117, ecc.-3. E pure in forza di Sost., per L'uno e l'altro de'due; Cam.: « Le dolci rime d'amor, ch'io solia, » v. 97.
   Cibare, dal lat. cibare; 1. Dare altrui cibo, Nutrire, Alimentare; in locuz. figurata; Par. xxiv, 2. - 2. E figuratam. Inf. vili, 107. -3. E figuratam., Cibar gli occhi, vale Sodisfarli con cose grate, e degne di esser vedute; Conv. ili, 8, 32. -4. E poeticam., per Prendere cibo, Mangiare; in locuz. figur. Inf. i, 103.- 5. Neut. pass. Nutrirsi, Alimentarsi ; Par. x, 25.
   Cibo, dal lat. cibus ; 1. Tutto ciò che serve al nutrimento dell'uomo e degli animali, Alimento, Pasto; Inf. xxxiii, 44. Purg. vili, 99; xix, 44; xxii, 141, 147. Par. ili, 91; iv, 1; xvi, 69; xxi, 115, 129; xxm, 5; xxvii, 132. - 2. In locuz. figurata, per Tutto ciò che serve ad appagare lo spirito, l'intelletto, il cuore; Il cibo spirituale o dell'anima; Purg. xxxi, 128. Par. v, 88; xix, 27; xxv, 24.
   Cicerone, Marco Tullio, celebre oratore e scrittore romano, nato il 3 gennaio del 106 a. C., assassinato il 7 decembre del 43 a. C. Cfr. Baehr, Pòrri. Litt. n4, 351-475. Messina, Apologia di Cicerone, Nap., 1878. Nella Div. Com. Dante, qual ne fosse il motivo, non lo nomina che una sola volta, Inf. iv, 141 ; mentre invece nelle altre opere lo nomina e cita più volte, parlandone con encomio; Conv. i, 11, 68;. I, 12, 14; il, 9, 49; il, 13, 13; li, 16, 3; iv, 5, 128; iv, 6, 81; iv, 8, 7, 12; iv, 12, 52; iv, 15, 90; iv, 21, 60; iv, 22, 11; iv, 24, 46; iv, 25, 69; iv, 27, 13, 82, 99, 112; iv, 29, 54. Vulg. FA. li, 6, 66. Mon. i, 1, 16; il, 5, 11, 38, 59, 99, 110; il, 8, 67; il, 10, 16, 25.
   Cicilia, antica forma per Sicilia; Inf. xn, 108. Purg. ni, 116, nei qnali due luoghi alcuni scrivono Sicilia, alla moderna; anche Conv. iv, 26, 70, 102 alcuni leggono Sicilia invece di Cicilia; così