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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Cialuffi-Cianfa
   369
   tempo di Dante e cognoscevalo in Firenze; » Fan. - « Fu questo Ciacco molto famoso in dilettazione dei ghiotti cibi; e ebbe in sè, secondo buffone, leggiadri costumi, e belli motti usò con li valenti uomini, e dispettò li cattivi; » Ott. - « Homo di curia fuit et gulosus valde; Cass. - « Fu costui uomo non del tutto di corte, ma perciocché poco avea da spendere erasi - dato del tutto al vizio della gola. Era morditore di parole, e le sue usanze erano sempre co'gentili uomini e ricchi, e massimamente con quelli che splendidamente e dilicatamente mangiavano e beveano, da' quali se chiamato era a mangiare v'andava, e similmente se invitato non v'era, esso medesimo s'invitava; ed era per questo vizio notissimo uomo a tutti i Fiorentini; senzacliè fuor di questo egli era costumato uomo, secondo la sua condizione, ed eloquente e affabile e di buon sentimento ; per le quali cose era assai volentieri da qualunque gentile uomo ricevuto; » Bocc. Lo stesso ripete Benv., mentre Petr. Dani., Falso Bocc., ecc., non danno veruna notizia del personaggio. Buti, copiando il Bambgl. : « fu infame del vizio della gola. » I commentatori successivi non fanno che ripetere il già detto. Sul nome il Buti osserva: « Ciacco dicono alquanti, che è nome di porco: onde costui era così chiamato per la golosità sua. » Invece Fanf. (An. Fior., i, 169 nt.): « Questo nome di Ciacco par che fosse usitato a Firenze, dacché non di rado mi è capitato sott' occhio leggendo antiche carte. » In questo caso il nome non avrebbe che vedere col sost. ciacco — porco, ma potrebbe per avventura essere un'italianizzazione del frane. Jacques, o un'abbreviazione del nome Giacomo. Ma la frase: «Voi cittadini mi chiamaste Ciacco, » Inf. vi, 52, sembra alludere piuttosto ad un soprannome, che all'accorciamento di un nome proprio.
   Cialuffi, Lapa di Chiarissimo, matrigna di Dante, cfr. Lapa.
   Ciampolo, cfr. Navaerese.
   Ciancia, credesi comunemente voce onomatopeica; ma potrebbe anche derivare dal lat. cantio, cantionis, che il Bocc. trasformò per giuoco in Ciancione. Corrisponde alla spagn. chàcliara, e al gr. mod. T^dx^aXa; cfr. Diez, Wòrt. I3, 125. Si usa per lo più al plur.
   1. Parole, Discorsi o Cose vane, e senza sostanza; Par. xxix, 110.-
   2. Prendere a ciancia una cosa, per Prenderla in ischerzo, in giuoco, in burla, per cosa da nulla; Par. v, 64.
   Cianfa, nome di un personaggio trovato da Dante tra i ladri nella settima bolgia; Inf. xxv, 43. Bambgl. non ne dà veruna notizia. An. Sei.: « Cianfa fu cavaliere de' Donati, e fu grande ladro
   24. — Enciclopedia dantesca.