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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Ceiino-Ceiitesima 345
satur. » Cialameìla legge pure Barg. 11 Land.: « Cennamella, cioè suono, ponendo la spezie pel genere. » Veli. : « Cemmamella, cioè con sì nuovo et inusitato suono. ?> Dan.: « Cemmamella, forse è quello stormento che usano de portare i Turchi all' arcione, altramente nacchere, over timpani chiamati; o veramente vien da quel che cemmalo, o ciembalo si domanda, usato da le fanciulle quando ballano o cantano. » - Gelli : « Cemmamella, cioè suono e cenno, pigliando Cemmamelle (che son certi bacinetti di rame, d'ottone o d'altri metalli, che percotendosi l'uno ne l'altro rendono un certo suono) universalmente per ogni suono. » Cfr. Tav. Ritonda ed. Polidoro i, 64, 517; il, 38. Nannucci, Man. i, 519. Mazzoni-Toselli, Voci e passi, 132.
Cenno, voce che potrebbe dedursi da cinnus, Sopracciglio e Movimento dell' occhio, se fosse parola genuina, ciò che non è accertato. Altrimenti può anche derivarsi dal gr. xivsa). Muovere; poiché il cenno non è altro che un movimento fatto con qualche parte del corpo; cfr. Diez, Wòrt. i3, 121. Zamb., 275 a; 1. Segno che si fa o con la mano, o con la testa, o con gli occhi, per fare intendere altrui una cosa senza parlare; Inf. hi, 117; iv, 98; xvi, 116; xxi, 138. Purg. i, 50; xix, 86; xxvit, 139. Par. xxn, 101. - 2. E per Segno, Indizio; Purg. vi, 141; xii, 129; xxn, 27. Par. xxii, 101. - 3. E per Qualunque segno che si faccia, specialmente in guerra, o con suono di qualche strumento, o con fuochi, o con sparo di artiglierie o con altro mezzo, per dare avviso di checchessia; Inf. xxn, 8. -4. Render cenno o il cenno, vale Rispondere col cenno ad un altro cenno; Inf. vili, 5. Purg. xxi, 15.
Centauro, dal gr. xsvraopog, lat. centaurus ; Animale favoloso che immaginavasi mezzo uomo e mezzo cavallo ; Inf. xii, 56, 104, 115, 129; xxv, 17. Cfr. Ovid., Met. xn, 210 e seg. Eur., Herc. fur., 181 e seg.
Centesima, e poeticam. Centesma, chiama Dante quella piccola differenza di tempo che passava tra l'anno astronomico e l'anno civile secondo il calendario di Giulio Cesare; detta così perchè nel corso di cento anni avrebbe aggiunto quasi un giorno all'anno, onde coli'andar dei secoli il Gennaio sarebbe caduto non più in inverno, ma in primavera; il qual errore fu poi corretto da Gregorio XIII nel 1582; Par. xxvn, 143. - « Hic oritur dubitatio quod autor videtur contradicere sibi ipsi ponens tam longum spatium annorum, cum tamen dixerit finali capitulo Purgatorii hoc futurum in brevi. - Dicendum breviter quod est usitatissimus modus loquendi, nam tota die ssepe dicimus: antequam transeat mille anni vel decem