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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Catilina, Lucio Sergio, nato 108 a. Cr., fiero assassino sin dalla sua gioventù (Sall., Cat., 5), assassinò il fratello, la moglie ed il figlio e fu schiavo delle più infami passioni. Congiurò nel 63 a. Cr. contro Roma, ma Cicerone rese vani tutti i suoi intrighi e Catilina fu ucciso nella battaglia presso Pistoia il 6 gennaio del 62 a. Cr. Cfr. Sall., Catil. Ciò., Orat. in Catil. Vell., ii, 35. Dio Cass., xxxvii, 20. Dante lo ricorda Conv. iv, 5, 129.
   Cafona, cfr. Crotona.
   Catone il Vecchio, Marcus Porcius Cato superior, o pri-scus (Horat., Od. in, 21, 11), o Censorius (Tacit., Annal. in, 66), nato a Tuscolano nel 234 a. Cr. (Plut., Cat. maj., 1), combattè più volte per la patria (Plut., 1. c., 2. Corn. Nep., Cat., 1), andò con Scipione in qualità di Questore in Sicilia (Liv., xxix, 25), fu pretore in Sardegna nel 198 a. Cr., Console nel 195, Censore nel 184, e morì ottuagenario nel 149. Dettò parecchie opere, il più delle quali fu distrutto dal tempo. Cfr. Plut., Cat. maj. Corn. Nep., Cat. Tit. Liv. xxix, 25; xxxii, 43; xxxm, 62; xxxiv, 17 e seg.; xxxix, 40, 42; xlv, 25. Cic. de Or. il, 64. Off. n, 25. De orat. il, 12. Brut., 23. Horat., Sat. i, 2, 32. Dante lo ricorda Conv. iv, 21, 61 e seg.; iv, 28, 34 e seg.
   Catone d'Utica, Marcus Porcius Cato Uticensis, pronipote di Catone il Vecchio, nato nel 95 a. Cr. (Plut., Cat. min., 2. Sall., Cat., 54), combattè contro Spartaco e in Macedonia, quindi si ritirò a Roma per dedicarsi tutto agli studi. Fu Questore nel 65 a. Cr., e, dopo un viaggio in Asia, Tribuno nel 62, Pretore nel 54 (Plut., Cat., 42 e seg. Cic., Vat., 16). Essendo scoppiata la guerra civile, Catone si accostò a Pompeo, e dopo molte vicende, non volendo sopravvivere alla rovina della repubblica, si uccise in Utica li 8 aprile del 46 a. Cr. Dante lo ricorda sovente con ammirazione; Inf. xiv, 15. Conv. in, 5, 89; iv, 5, 103 e seg.; iv, 6, 71; iv, 27, 24; iv, 28, 77 e seg. Mon. n, 5, 94, 110 e seg. Come pagano avrebbe dovuto trovare il suo posto nel limbo, come suicida nel secondo girone del settimo cerchio dell'Inferno dantesco. Ma Dante, che con tutta l'antichità e con molti Padri della Chiesa aveva Catone in grande riverenza, non volle metterlo nel suo Inferno, non sofferendolo il cuor suo; non volle passarlo sotto silenzio, non sofferendolo la sua ammirazione; non volle metterlo nel suo Purgatorio, non essendovi là un cerchio dei suicidi nè sapendosi che Catone fosse macchiato dell'uno dei sette vizi che si purgano nei sette cerchi; non volle metterlo nel suo Paradiso, non sofferendolo il dogma della Chiesa. Lo mise dunque come custode all'ingresso del Purgatorio (cfr. Purg.
   22. — Enciclopedia dantesca.