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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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bilis, si nec affabilis, nec amabilis, et eisdein volueris principari, profecto in manu gladium et in dorso loricam, et a latere prsepa-ratum exercitura habere te jugiter oportebit. - Nunc ad tuos digre-dimur, illos scilicet, qui vel tuo assistunt lateri, vel ad terrarum tuarum regimen destinantur: et de istis communiter dicitur, quod tibi subtrahunt, et tuis auferunt, quidquid possunt. - Quodsi rapina hujusmodi excusabilis esse posset, hoc solum videtur ad excusatio-nem prodesse, quod tu fures videris facere, quibus non reddis debita, nec assignata certa stipendia. » Vedi pure ibid. n, 306 Vepist. 262 ad Carolimi.
Carlo li d'Aiijjiò, figlio del precedente, nato nel 1243, dopo la conquista del regno di Napoli ebbe il titolo di Principe di Salerno. Nel 1284 fu sconfitto e fatto prigione dall'ammiraglio Ruggero dell'Oria. Liberato grazie all'intervento dell'Inghilterra nel 1288, fu coronato re di Napoli da papa Niccolò IV in Roma il 29 maggio 1289; cfr. VlLL., Vii, 130. Regnò sino alla sua morte, avvenuta il 3 maggio 1309. Ebbe in moglie Maria d'Ungheria, che lo rese padre di nove figli e cinque figlie. « Fu uno de' larghi e graziosi signori che al suo tempo vivesse, e nel suo regno fu chiamato il secondo Alessandro per la cortesia; ma per altre virtù fu di poco valore, e magagnato in sua vecchiezza disordinatamente in vizio carnale, e d'usare pulcelle, iscusandosi per certa malattia eh'avea; » VlLL-, vili, 108.-« Costui sarebbe passato qual malfattore volgare, se non fosse nato casualmente re. Degenere del padre, eh'è quanto dire, osò venire a battaglia con Ruggiero Lauria, e fu disfatto e imprigionato coi suoi capitani, e fu chiuso dapprima nella Rocca Guelfonia di Messina, poi in questo e in quel fortilizio. Meritava morire per mano del carnefice in espiazione di Corradino; ma i nostri principi sdegnarono di lordarsi nel sangue di un prigione. Fu cotanto ipocrita da vestirsi canonico e cantare in coro l'ufficio. Sì vile che per danaro vendè la figlia Beatrice al vecchio Azzo Vili marchese d'Este; » Vigo, Dante e la Sicilia, p. 41 e seg. - Dante ne parla ripetute volte, sempre con biasimo. 1. Conv. iv, 6, 135 lo apostrofa, ponendolo tra'tiranni e nemici di Dio, e censurandolo acerbamente. - 2. Vulg. el. I, 12, 29, lo biasima pure fieramente, opponendolo con altri suoi pari agli « illustres heroes Federicus Cassar, et bene genitus ejus Manfredus. » - 3. Purg. v, 69 lo nomina semplicemente come re di Napoli. - 4. Purg. vii, 127 lo dice di molto inferiore a Carlo I, suo padre. - 5. Purg. xx, 79 e seg. lo accusa di aver venduto per denari la propria figlia, chiamandolo colui che già uscì preso di nave, con allusione alla sua prigionia. Nel 1300, o secondo altri e più probabilmente nel 1305, Carlo II diede sua