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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Cariddi-Carlin
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Cariddi, dal lat. Charybdis, e questo dal gr. x^pop^tg ; voragine nel Faro di Messina, incontro a Scilla; Inf. vii, 22. Cfr. Virg., Aen. in, 420 e seg., 558; vii, 302. Culex, 331.
Carisemla, torre inclinata di Bologna; Inf. xxxi, 136. Fu eretta nel 1109 da Filippo ed Oddo dei Carisendi o Garisendi, ritornati che furono dalla crociata di Terrasanta. Verso il 1356 fu in parte demolita sotto il tiranno Giovanni Visconti da Oleggio; quel che ne rimane al presente ha tuttavia la pendenza di otto piedi. Cfr. Lord Vernon, Inf., voi. ili, p. 219 e ivi la tav. 98. -« In Bologna suso una piazza detta Porta Ravignana, sono due torri : l'una è lunghissima ed è appellata l'Asinella, perchè d'un casale che ha nome li Asinelli ; l'altra torre non è sì lunga, ma è più grossa, ed è piegata e torta verso quella Asinella; però quando le nuvole vanno all'opposita parte del piegare della torre, a chi riguarda par ch'ella si chini; » Lan.
Carità, Caritade e Caritate, dal lat. caritas, voce adoperata nella Liv. Coni. 15 volte, 1 neìVInf., 3 nel Purg. e 11 nel Par. 1. Diritta affezion d'animo, onde s'ama Dio per sè e il prossimo per amor di Dio; ed è una delle tre Virtù teologali; Par. xxvi, 57. - 2. E per l'Amore fervente de' Beati verso Dio e tra loro, o di Dio verso di essi, ed altresì di Dio e de' Beati verso le creature; Purg. xv, 71. Par. in, 43, 71, 77, 102; xv, 57; xxi, 70; xxn, 32; xxxi, 49, 110; xxxni, 11. Conv. in, 14, 100; iv, 21, 79 e seg. -
3. E per Quell'amore o affetto intenso, e per lo più operativo, che si prova per persona o cosa che ci sia molto cara; Inf. xiv, 1. -
4. Quindi Carità propria, per Amor proprio, Amor di sè stesso; Conv. I, 2, 44. - 5. E per Affettuosa compassione, Commiserazione, Pietà, e talvolta anche Misericordia; Purg. xin, 129. - 6. Per Carità, maniera avverbiale che si usa pregando ardentemente alcuno di qualche grazia o favore; Purg. xiv, 12.
Carizia, dal lat. carere, Carestia, Penuria; Par. v, 111, cfr. Purg. xxii, 141. Alcuni spiegano: Desiderio ardente (Benv., Buti, Land., ecc.); ma Desiderare è Difettare, Mancare di una cosa, dunque in sostanza Carestia, Penuria. « All'idea di carestia congiungendosi quella di pregio e di desiderio, come nel latino, la voce è propria, comechè suoni strano ; » Tom.
Carlin, Carlino de' Pazzi di Valdarno, il quale nel 1302 tradì per denari il castello di Piantrevigne ai Neri, e poi lo rivendette ai Bianchi; Inf. xxxii, 69. Cfr. Vili,., vili, 53. Dino Comp., ii, 28. « Proditorie tradidit quoddam Castrum Civitatis Florentie, illudque
21. — Enciclopedia dantesca.