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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Capricorno-Carato
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l'ile de la Gorgone est assez loin de l'embouchure de l'Arno, et j'avais toujours pensé ainsi jusqu'au jour où, étant monte' sur la tour de Pise, je fus frappé de l'aspect que, de là, me presentait la Gorgone. Elle semblait fermer l'Arno. Je compris alors comment Dante avait pu avoir naturellement cette idée, qui m'avait semblée étrange, et son imagination fut justifìée à mes yeux. » Cfr. Gorgona.
Capricorno, dal lat. capricornus, Uno dei dodici segni dello Zodiaco, posto tra il Sagittario e l'Aquario; Purg. il, 57. Altrove Dante lo chiama la Capra del ciel; Par. xxvii, 69.
Caprona, castello dei Pisani sulla riva destra dell'Arno, preso da'Fiorentini e Lucchesi nell'agosto del 1289; Inf., xxi, 95. Cfr. Yill., vii, 137. Dal passo citato risulta ad evidenza che, per sua propria testimonianza, Dante nell'agosto del 1289 prese parte alla spedizione dei Fiorentini e Lucchesi, e fu presente quando il castello si arrese agli assedianti. L'opinione, che egli vi sia forse andato per semplice curiosità (Bartoli, Lett. Hai. v, 94 e seg.). è inettendibile. « Anno MCCLXXXIX lucani cum florentinis equitibus et peditibus iverunt de mense augusti in exercitum contra civitatem Pisarum, et obsederunt castellum, quod dicitur Caprona. Tandem famuli manipulares, qui erant ibi deputati ad custodiam et defensio-nem, dediderunt se salvis personis. Isti ergo recedentes, dum tran-sirent per medium exercitum, videntes hostes armatos, ibant cum maximo timore et tremore ne trucidarentur quia multum offende-rant lucenses.... Et hic nota quod autor fuit personaliter in isto exercitu; » Benv. - « Dantes, quando erat iuvenculus, fuit in illa obsidione ; » Serrav. Veramente gli altri antichi non dicono espressamente che Dante militò a Caprona; ma il dirlo non era necessario; lo dice Dante, e basta.
Caramente, da caro, In modo caro, Affettuosamente, Di cuore; Inf. xxxr, 28. Par. xvn, 56.
Carato, dal gr. xepàxwv, che anche valeva la metà d'un lupino e pesava quattro grani d'orzo. Sorta di peso usato dai gioiellieri, e anticamente anche nelle farmacie; equivale a quattro grani, ossia alla sesta parte del danaro. Comunemente Carato prendesi per Ciascuna delle ventiquattro parti nelle quali si suppone divisa un'oncia d'oro da coniar moneta o farne lavori; e il numero dei carati serve a determinare il valore intriseco, cioè a indicare quante parti di metallo puro e quante di lega sieno contenute in un'oncia, Inf. xxx, 90.