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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Tutte le rime di Dante poi, e specialmente quelle del secondo ciclo, nascondono sotto il velame dell'amor naturale un senso allegorico e morale, al quale il Poeta vuole che il lettore fìssi anzi tutto la sua attenzione. Il valore estetico e poetico delle rime dantesche è naturalmente diverso; ma certo, Dante sarebbe uno dei massimi poeti, anche quando non avesse dettato che le rime. Cfr. Carducci, Belle rime di D. A. in Dante e il suo sec., 715-59, e negli Studi letterari, 139-237. - Quali e quante poesie liriche che vanno sotto il nome di Dante siano veramente roba sua, quali e quante erroneamente a lui attribuite, è questione sì diffìcile, che non si può sperare di vederla decisa definitivamente. Ma quelle raccolte dal Poeta nella Vita Nuova e nel Convivio, e quelle da lui come proprie ricordate nel Conv., nel Vulg. el. e nella Div. Com., sull'autenticità delle quali non può cadere alcun dubbio, sono più che bastanti a farci conoscere la lirica di Dante. Le migliori edizioni del Canzoniere di Dante sono quelle del Fraticelli, Fir., 1861 e del Giuliani, Fir., 1885. Cfr. Fraticelli, Dissertazione sulle poesie liriche, in Opp. min. di D. Al. i, 1-66. - Betti Salv., Intorno ad alcuni studi sulle Rime di D., Roma, 1842. - V. De Amicis, Dell'amore e della lirica di Dante, Nap., 1865.- E. Pantano, Della lirica di D., Palermo, 1865. - Kannegiesser-Witte, Dante Al.'s lyrische Gedichte, 2 voi., Lips., 1842. - Witte, Dante-Forschungen, i, 418-60; it, 524-73.-Il Canzoniere di Dante fu tradotto in francese dal Zeloni, Par., 1844, dal Delécluse, Par., 184-7 e da F. Fer-tiault, Par., 1854; in inglese da Carlo Lyell, Lond., 1835, Dante Gabr. Rossetti, Lond., 1874, Boston, 1876, ecc. e da E. H. Plumptre, Lond., 1887; in tedesco da Kannegiesser e Witte, Lipsia, 1842, da C. Krafft, Regensburg, 1859 e da J. Wege, Lips., 1879; in boemo da Jaroslav Vrchlicky, Praga, 1891.
Caorsa, lat. Cadurcum, oggi Cahors, città principale dell'alto Quercy in Francia, nel medio evo un nido di usurai, onde, come Dante dice Sodoma per Sodomiti, così egli dice Caorsa per Usurai ; Inf. xi, 50. - « Usurarij qui Caursini dicuntur ; » Bambgl. - « Caorsa è una città in Proenza, ovvero in Tolosana, secondochè si racconta, sì del tutto data al prestare a usura, che in quella non è nè uomo nè femmina, nè vecchio nè giovane, nè piccolo nè grande che a ciò non intenda; e non che altri, ma ancora le serventi, non che il lor salario, ma se d'altra parte sei o otto denari venisserloro alle mani, tantosto gli dispongono e prestano ad alcun prezzo; per la qual cosa è tanto questo lor miserabile esercizio divulgato, e massimamente appo noi, che come l'uom dice d'alcuno, egli è Caorsino, così s'intende che egli sia usuraio ; » Bocc. - « Caorsa, idest usurarios. Ca-