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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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poetico saggio di non dubbia autenticità è il primo sonetto della Vita Nuova, dettato nel 1283, quando Dante aveva diciotto anni. D'allora in poi egli continuò a dettare sonetti e canzoni e in vita e in morte della sua Beatrice, imitando sulle prime, come tutti i poeti italiani prima di lui e suoi contemporanei, i trovatori provenzali, per isciogliersi poi a poco a poco da questi legami, volgere le spalle alle leggi poetiche di un amore semplicemente convenzionale e fare della poesia l'espressione genuina degl'intimi sentimenti del cuore, onde « trasse fuore le nuove rime, » Purg. xxiv, 49 e seg., cioè un nuovo genere di poesia ed un nuovo stile poetico superiore di gran lunga a quello dei poeti che lo precedettero. Le rime da lui in diversi tempi dettate trattano in generale dello stesso argomento che è l'Amore, poiché secondo le teorie da lui abbracciate nella sua gioventù egli credette lungo tempo non essere lecito rimare sopra altra materia che amorosa; cfr. Vit. N., 25. Ma le diverse sue rime, come furono dettate in diversi periodi della sua vita intima, così appartengono in generale a due cicli ben distinti: le une al ciclo della Vita Nuova, le altre al ciclo del Convivio. Nelle rime appartenenti al primo ciclo, molte delle quali furono dall'autore raccolte, ordinate e commentate nella Vita Nuova, Dante pennelleggia la sua vita d'Amore durante la vita di Beatrice e nei primi tempi dopo la di lei morte. Le bellezze corporali e spirituali della donna amata, le gioie e le speranze dell'amante, al quale nella bellezza terrestre si è rivelata la celeste, gli affanni di un cuore che ama tenerissimamente e non palpita che per la donna amata, il presentimento affannoso che morte spietata sia per porre fine alle amorose dolcezze e speranze, il profondissimo dolore cagionato dalla perdita irreparabile dell'oggetto amato, tali sono gli argomenti di queste rime, nelle quali spira l'aura del più profondo affetto, intinto nelle profondità del misticismo medioevale. Anche l'oggetto delle rime appartenenti al ciclo del Convivio è in generale l'Amore. Ma mentre le prime sono erotico-mistiche, queste altre sono erotico-filosofiche. E diverso come l'oggetto è anche il carattere dell'amore descritto nelle rime del secondo ciclo. Esso non è più un amore dimentico di sè medesimo, tutto puro e per conseguenza tutto sereno, ma un amore irrequieto, mai soddisfatto, perchè la donna amata, che è la scienza umana, non mantiene mai le sue promesse. Onde in queste rime si specchia la inquietudine interna dell'uomo che va cercando ansiosamente e non trova, anzi appunto allorché si lusinga di avere conseguito lo scopo desiderato, si accorge di essere deluso; quindi esse parlano quando il linguaggio entusiastico dell'uomo ebbro d'amore, e quando il linguaggio acerbo dell'amante indispettito, col quale la donna amata troppo aspra e troppo dura si mostra.