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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   Caifas-Calare
   di cane; » Dan. Così pure Veli., Vent., Fiìal., Bl., ecc. I più spiegano cagnaszo = paonazzi. Il Corn.: « Di colore paonazzo o livido. Così spiega la Crusca con questo unico esempio, che non prova nulla: perchè cagnaszo qui potrebbe prendersi per viso contratto e simile al canino. » - 2. Sost. Lo stesso che Cagnaccio, peggior. di cane, nome di uno dei dieci demoni nella quinta bolgia di Male-bolge ; Inf. xxt, 119; xxn, 106.
   Caifas, Ka'tàcpag, dall'aram. = oppressore, nome del sommo
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   sacerdote che consigliò la morte di Cristo; cfr. S. Matt. xxvi, 3, 57. S. Lue. ni, 2. S. Giov. xviii, 13, 24, 28. Act. Ap. iv, 6. Dante lo trova nella sesta bolgia, crocifisso in terra con tre pali; tutta quanta la masnada degl'ipocriti deve passare sul suo corpo, ond'egli ha da portare tutta l'ipocrisia del mondo; Inf. xxm, 110 e seg. Cfr. Mon. II, 13, 34.
   Caìna, da Caino il fratricida, Nome del primo dei quattro scompartimenti concentrici dell'ultimo cerchio dell' inferno, dove sono puniti i traditori del proprio sangue; Inf. v, 107; xxxn, 58.
   Caino, pp = Guadagno, nome del primogenito di Adamo, che
   uccise suo fratello Abele; cfr. Genes. iv, 1 e seg. E ricordato tra gli esempi d'invidia punita; Purg. xiv, 133. Nei due luoghi Inf. xx, 126 e Par. n, 51 si allude all'opinione volgare, che le macchie della luna fossero il viso di Caino, e il lume una forcata di spine accese che Caino innalza. Cfr. Varchi, Lez. i, 471 e seg. Peschel, Abhandlungen ir, 327 e seg.
   Calabrese e Calavrese, abitante della Calabria (o Ca-lavra, come dicevano gli antichi); Vuìg. E~l. i, 10, 48. Il calavrese abate Gioacchino, Par. xn, 140, cfr. Giovacchino.
   Calamita, dal lat. calamus, canna, perchè anticamente si bilicava sopra una cannuccia od un gambo di paglia, affinchè potesse liberamente oscillare; Minerale di ossido di ferro, che ha proprietà di tirare a sè il ferro dolce, e, posto in bilico, di volgersi ai poli; Conv. in, 3, 14.
   Calare, dal lat. chalare, e questo dal gr. yaXàv; propriam. Mandar giù d' alto in basso una cosa, non abbandonandola al proprio peso, ma sostenendola con la mano, con funi, od altri strumenti. - 1. Usato in locuz. figur. Inf. xxvir, 81. - 2. Per Abbassare, Chinare ; Purg. n, 28. - 3. Per Scorrere in giù, Scendere, detto più