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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Bl*unacci; Pietra di Donato Brunacci fu la moglie di Francesco Alighieri, fratello o piuttosto fratellastro di Dante. Non si hanno di lei verune notizie. L'opinione che questa donna, la sua cognata, fosse la Pietra menzionata da Dante nelle così dette Canzoni pietrose, e che Dante facesse all'amore colla cognata (Imbruni, Studi danteschi, 520 e seg.), è inattendibile.
Brunetto Latini, uomo politico, nato a Firenze nei primi decenni del secolo XIII (alcuni dicono nel 1210, altri nel 1220, altri nel 1280), morto nel 1294. Esercitò la professione di notaio, onde il titolo di sere. Tra altri atti d'interesse pubblico rogò nel 1254 le convenzioni tra il Comune di Firenze ed i guelfi d'Arezzo. Nel 1260 ebbe parte nei preparativi della guerra contro Siena, quindi fu mandato ambasciatore ad Alfonso di Castiglia, che una parte degli elettori della Germania aveva eletto all'Impero e nello stesso anno 1260, dopo la battaglia di Monte Aperti, fu sbandito di Firenze e se n'andò in Francia. Rimpatriò quando tutti rimpatriarono i Guelfi, dopo la battaglia di Benevento (22 febbraio 1266), occupò alti uffici, tutto ingolfato nella politica sino agli ultimi anni della sua vita. Fu cancelliere di Guido di Monfort, vicario in Toscana per Carlo I d'Angiò, segretario fiorentino, sindaco nel 1284, priore nel 1287, arringatore ne'consigli generali nel 1289, ecc. Di lui G. Vill. vili, 10: « Fu gran filosofo, e fu sommo maestro in rettorica, tanto in bene saper dire come in bene dittare,.... e fu dittatore del nostro comune. Fu mondano uomo, ma - cominciatore e maestro in digrossare i Fiorentini, e fargli scorti in bene parlare, e in sapere guidare e reggere la nostra repubblica secondo la politica. » Durante il suo esilio in Francia dettò in lingua francese la sua opera principale, il Tesoro (Trésors, edito dal Chabaille, Par., 1868; cfr. Mussafia, Sul Testo del Tesoro di Brun. Lat., Vienna, 1870). Scrisse inoltre II Tesoretto ed II Favolello (ed. Zannoni, Mil., 1824 ; ediz. crit. del Wiese nella Zeitschrift fùr roman. Philol., 1883, fase. 1 e 2) e tradusse ed espose la Rettorica di Cicerone, ecc. Cfr. Sundby, Brun. Lat. Levnet og Skriften, Kopenhagen, 1869 ; trad. ital. di R. Renier, arricchita di molti documenti, Torino, 1884. Y. Imbruni, Che Brunetto Latini non fu maestro di Dante, Nap., 1878 e Studi Dant., p. 331-80. Giordano, Studi sulla Div. Com., Nap., 1884-86, voi. i, cap. 10. Nannucci, Man. i2, p. 422 e seg. Bartoli, Letter. ital. il, 291 e seg.; ni, 24 e seg. Dante ne parla con gratitudine e riverenza figliale, ma lo pone, non si sa per qual motivo (che di tal vizio non si trova altrove il menomo cenno) tra'sodomiti ; Inf. xv, 22 e seg. Dai v. 55 e seg. di questo canto si inferisce che Brunetto facesse la pianta astronomica dalla natività di Dante, e dai