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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

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a cura di Federico Adamoli

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   gli lanciò contro la scomunica (cfr. Bulteus, iv, 38. Du Puy, p. 98). Dopo aver conchiuso la pace con Edoardo I (il 20 maggio 1303, cfr. Rymer, i, il, 952), Filippo convocò di nuovo adì 13 giugno 1303 i suoi Stati generali, accusò davanti ad essi Bonifazio di eresia (cfr. BijLìEUS, iv, 41. Du Puy, p. 101) ed appellò solennemente dal papa « ad generale Concilium, quod instanter convocari petimus, et ad veruni legitimum futurum summum Pontificem vel alios, ad quem vel ad quos fuerit appellandu m » (cfr. Buljìus, iv, 45 e seg. Du Puy, p. 107 e seg.). Quindi Filippo mandò il suo guardasigilli Guglielmo di Nogaret a Roma per pubblicarvi le decisioni della nazione francese. Dal canto suo Bonifazio, rifugiatosi in Anagni, lanciò nuove Bolle contro Filippo e la Francia (cfr. Rayn. ad a. 1303, num. 37 e seg. BuLjEUS, iv, 54 e seg. Du Puy, p. 161 e seg.) e stava per pubblicarne la sesta, colla quale deponeva Filippo, sciogliendone i sudditi dal giuramento di fedeltà (cfr. Rayn. ad a. 1311, num. 44. Bulìeus, iv, 57. Du Puy, p. 181), allorché a dì 7 settembre 1303 fu fatto prigione in Anagni da Nogaret e da Sciarra Colonna. I cittadini di Anagni lo liberarono in capo a tre giorni, ma un mese dopo Bonifazio cessò di vivere.
   Bonifazio (de' Fieschi), nepote di papa Innocenzo IV, arcivescovo di Ravenna dal 1274 sino alla sua morte, avvenuta il 1° febbraio 1295; Purg. xxiv, 29.- « Più agitatore politico che mite pastore d'anime appare per gli aiuti prestati a banditi ferraresi contro Obizzo d'Este, ma la taccia di goloso fu procurata alla sua memoria soltanto dal poeta » (e da' suoi commentatori). « Però il lusso soverchio ch'egli doveva avere nella sua corte è provato da un documento col quale i suoi esecutori testamentari ai 28 di marzo del 1295 consegnano ad Opizo di Lavagna siniscalco di San Martino di Tours e scolaro in Bologna, fra molti mobili ed arredi, sei bacili d'argento, candelabri ornati, vasi grandi, un infinito numero di coppe d'argento, d'oro, smaltate e figurate, di stoffe d'ogni sorta, ricamate, oltremodo preziose e adorne. Le sue ricchezze inoltre do-veano essere notevolissime. Egli comprava castelli, possedimenti e con larghezza li cedeva o donava alla Chiesa ravennate. Simile fatto non poteva essere disgiunto da una grande vanità, da un vivo senso di benessere materiale e dal bisogno di aver sempre vicino devoti e adulatori; » Ricci, Ultimo rifugio, p. 120 e seg.
   Bonifazio (da Signa), cfr. Signa.
   Bontà, Boutade e Bontate, dal lat. bonitas, astratto di buono; 1. Il buono e La buona qualità che si trova in qualunque cosa; Inf. xi, 48; xix, 2. Par. li, 136; 148; vii, 108; xxvi, 30;