Stai consultando: 'Enciclopedia Dantesca Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L', Giovanni Andrea Scartazzini

   

Pagina (255/1180)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (255/1180)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   •245
   Bonifazio Vili e Firenze. Sin dai primi giorni del suo pontificato, Bonifazio Vili, il quale voleva fare della Toscana una provincia della Chiesa (cfr. Levi, Bonif. Vili e le sue relazioni col Comune di Firenze, Roma, 1882, p. 49 e seg.), incominciò a porre le mani nelle cose di Firenze. E quando, pochi mesi dopo l'esilio volontario di Giano della Bella, i Fiorentini trattavano di richiamarlo insieme co' suoi, Bonifazio Vili colla sua Bolla del 28 gennaio 1296 (Del Lungo, Dino Comp. n, 73 scrive 1295; ma cfr. Levi, 1. c„ p. 88. Bartoli, Lett. ital. v, 124) proibì al Comune di Firenze di rivocare il grande esule, minacciando la città d'interdetto. In questa Bolla « si sente, non solo l'odio del pontefice contro l'uomo che si fece capo e guida de' buoni cittadini popolani e mercatanti, ma un'alterezza, una prepotenza di linguaggio, come di Signore a sudditi; » Bartoli, 1. c. Quattro anni dopo, nei primi del 1300, Lapo Salterelli, Bondone Gherardi e Lippo di Ranuccio del Becca, cittadini di Firenze, denunziarono un grave attentato contro la città, accusandone rei palesemente tre fiorentini che risiedevano a Roma, i quali pare attentassero alla libertà di Firenze, favorendo l'intenzione di Bonifazio di fare della Toscana una provincia della Chiesa. « I tre accusati, Simone Gherardi, Noffo Quintavalle e Cambio di Sesto furono condannati a multe gravissime. Appena giusta la notizia di ciò in corte di Roma, il papa scrisse alla Signoria, chiedendo l'annullamento del processo: d'un processo che colpiva in qualche modo anche lui, come dice egli stesso: talis delatio que nos etiam respicere videbatur. Ma riuscita vana la sua domanda, tornò a scrivere al Vescovo di Firenze, il 24 aprile 1300; e di nuovo al Vescovo e all'Inquisitore, il 15 maggio successivo; » Bartoli, 1. c., 127. Levi, 1. c., Docum. II e IV. Le sue epistole non avendo ottenuto il bramato effetto, Bonifazio mandò, sotto titolo di paciaro, il cardinale Fra Matteo d'Acquasparta, il quale giunse a Firenze nel giugno del 1300, « e da' Fiorentini fu ricevuto a grande onore. E lui riposato in Firenze, richiese balìa al Comune di pacificare insieme i Fiorentini.... Quegli della parte bianca che guidavano la signoria della terra, per tema di non perdere loro stato, e d'essere ingannati dal papa e dal legato.... non vollono ubbidire; per la qual cosa il detto legato prese sdegno, e tornossi a corte, e lasciò la città di Firenze scomunicata e interdetta ;» Vill., yiii, 40. Bonifazio mandò quindi senza por tempo in mezzo per Carlo di Valois, dandogli titolo di paciaro in Toscana, nell'intenzione di recare colla forza dello straniero la città di Firenze al suo arbitrio. Ciò non gli venne fatto. Ben gli riuscì coli'aiuto del Valois di rovinare i Bianchi e dare la città in balìa ai Neri, i quali pare cospirassero per Bo-