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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
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Bonifazio VITI
nonico, fu poi avvocato e notaio della Curia romana, accompagnò parecchi Legati papali ne' loro viaggi, creato cardinale da Martino IV nel 1281, fu Legato a Carlo re di Sicilia e nel 1290 a Filippo il Bello re di Francia. Lo accusarono di aver promosso la rinunzia di Celestino V, al quale successe nel pontificato. Morì in seguito agli avvenimenti di Anagni, essendoché « per la. ingiuria gli surse, giunto in Roma, diversa malattia, che tutto si rodea come rabbioso, e in questo stato passò di questa vita, » Vill., viit, 63. Sul suo carattere cfr. Vill., viti, 64. « Hic longo tempore experien-tiam habuit Curise, quia primo advocatus ibidem, inde factus postea notarius Papse, postea Cardinalis, et inde in cardinalatu expeditor ad Casus Collegii declarandos, seu ad exteros respondendum. Nec in hoc habuit parem, sed propter hanc causam factus est fastuosus, et arrogans, ac omnium contemtiosus ; » Ptolem. Lue., Hist. eccl. xxm, c. 36 in Murat., Script. xi, 1203. - « Inccepit autem quadam singulari via suam potentiam et papalem magnificentiam dilatare. Cuius prsedecessor Ccelestinus miraculos operatus est in vita sua et post mortem. Ipse vero Bonifacius fecit mirabilia multa in vita sua, sed ejus mirabilia in fine mirabiliter defecerunt; » Bern. Guido in Vita Bonif. in Murat., Script, ni, i, 670. Dopo la sua morte si disse che Celestino V avesse predetto di lui:«Vulpes intravit, tanquam leo pontificavit, Exiit utque canis, de di vite factus inanis. » Così racconta (verso il 1377) Mattii/EUS Westmonasteriensis, Flores liistoriarum, p. 447. Sulla vita e le gesta di Bonifazio VIII cfr. J. Rubeus, Bonif. Vili e familia Cajetanorum principimi Bo-manus pontifex, Roma, 1651. L. Tosti, Storia di Bonif. Vili e de' suoi tempi, 2 voi., Monte Cassino, 1846. Drumann, Ge'schiclite Bonif. Vili, Konigsberg, 1852.
L'Alighieri si mostra dall'un canto fiero nemico di Bonifazio VIII, assegnandogli un posto tra'Simoniaci, Inf. xix, 53. Par. xxx, 148; rinfacciandogli d'aver sedotto, abusando della sua autorità, il conte Guido di Montefeltro, Inf. xxvii, 70 e seg., rimproverandolo aspramente per bocca di S. Bonaventura, Par. xii, 90, di Cacciaguida, Par. xvii, 49 e seg., e di S. Pietro, Par. xxvii, 22 e seg. Dall'altro canto e vede in lui il Vicario di Cristo ingiustamente oltraggiato, alludendo alle sue contese con Filippo il Bello. L'odio ha sua origine nel fatto, che Dante vedeva in Bonifazio Vili la causa prima della caduta dei Bianchi di Firenze e delle proprie sventure; l'indignazione contro Filippo il Bello ha la sua origine nel fatto, che anche nel nemico personale Dante non cessava di riverire il pontefice, il Vicario di Cristo. Per comprender Dante è quindi necessario di fermarsi sui due punti.