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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
Benedetto-Benedetto (San)
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tamente, Perfettamente, e simili; Inf. i, 10; xxii, 139. - 3. Bene serve anche a dinotare La forza, L'intensità, La copia, L'eccellenza di un'azione qualunque o di una qualità, espressa da certi verbi, da certi addiettivi, o da altri avverbi; e spesso vale Molto, Assai, Abbondantemente ; Par. v, 103. - 4. Riferito a fatti o azioni, che si considerano secondo un concetto di diritto, di legalità, ecc., vale Giustamente, Debitamente, Rettamente e simili; Inf. xix, 97. -5. Bene talora è Particella riempitiva, che, acconciamente collocata, dà forza ed efficacia al discorso, e vale Per certo, Assolutamente, Nientemeno chè e simili ; Par. xii, 73. - 6. Di bene in meglio, è modo che significa il procedere verso un bene maggiore; Par. x, 38. -7. Ben nato, Ben ereato e simili, vale Nato, Creato per la propria felicità, per il proprio bene; Purg. v, 60. Par. in, 37; V, 115 (opposto di Mal nato, Inf. xvm, 76; xxx, 48, e Mal creato, Inf. xxxn, 13).-8. Nel luogo Purg. xxviii, 92, le lezioni sono varie (cfr. Barlow, Contributions, p. 269 e seg.). La comune ha:«Fece l'uomo buono, a bene, e questo loco; » il Cass. : « Fece l'uom buono e ben di questo loco. » Il Caet., Viv., ecc.: « Fece l'uom buono e '1 ben di questo loco. » Pare che sia da leggere (col S. Cr., Beri., Vien., Stoec., ecc.): « Fece l'uom buono, e a bene, e questo loco, » cioè: Creò l'uomo buono ed atto ad operare il bene ed a conseguire il Sommo Bene. Ott.: « Iddio, che è sommo bene, fece Adamo buono, siccome buono artefice ; e fecelo a buono fine, cioè a fine di dargli luogo glorioso ed eterno. » - Benv.: « Buono, simplicem et recturn in statu innocenti®, a bene, idest, ad finem beatitudinis. » - Buti: « Fece l'omo buono, e questo seguita: imperò che '1 Sommo Bene non può fare se non bene ; ogni opera che fa lo Sommo Bene è buona ; altramente non sarebbe sommo bene ; e fecelo a bene, cioè a fine che avesse Lui, che è sommo bene, e così avesse beatitudine. » - Dan.: « Creò l'uomo innocente senza alcun vizio, ed atto a bene operare. » Cfr. Parenti, Esercitaz. filolog. vii, 26.
Benedetto, Partic. pass, di benedire, dal lat. benedictus ; cfr. benedire. - 1. È anche aggiunto di riverenza che si dà agli Angeli, ai Santi o a ciò che loro appartiene; ed equivale a Beato, Sacro, Divino; Inf. n, 124. Purg. xv, 34; xxxii, 26. Par. vi, 16; x, 64; xii, 2; xix, 95; xx, 9, 86, 146; xxiv, 2, 31.-2. Si dice anche per Glorificato, Esaltato; Inf. vili, 45. Purg. xxix, 85, 86.
Benedetto (San), il fondatore della vita monastica attiva, nacque a Norcia nell'Umbria l'anno 480. A quattordici anni abbandonò il mondo e si ritirò nella solitudine. Nel 510 fu eletto abate del Monastero di Yicovaro presso Subiaco. Nel 528 fondò il monastero