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Enciclopedia Dantesca
Dizionario critico e ragionato di quanto concerne la vita e le opere di Dante Alighieri - Volume I - A-L
Giovanni Andrea Scartazzini
Ulrico Hoepli Editore Milano, 1896, pagine 1169
208 Belletta-Bellezza
opera sua la riforma del 1293; da lui furono ispirati quei severi Ordinamenti di giustizia, che fecer quasi delitto l'esser nato nella classe dei nobili. Diventò per questi fatti onnipossente nella città, ma ben poco durò il prestigio del nome suo; perchè il popolo facilmente si muove a tumulto, ma non è da tutti il poterlo a sua voglia frenare. Infatti sollevatasi la plebe nel 1295, a lui si volse perchè la guidasse contro la Signoria; ma egli si rifiutò, tentando nel tempo istesso di suggerire più miti consigli. Il popolo non gli diè ascolto, anzi assalito il Palagio del Potestà, se ne fece padrone e lo pose a sacco. I Grandi e la Signoria, ch'era nemica a Giano, a lui attribuirono questo delitto, e lo citarono perchè ne desse ragione; ma egli preferì di partirsi volontario per l'esilio a fine di non piombare la patria nella guerra civile, perchè il popolo, al primo sapersi del suo pericolo, erasi sollevato offerendosi pronto a difenderlo ad ogni costo.
« Alcuni storici narrano che andato in Francia si adoperasse di continuo ad avvantaggiare gl'interessi della sua patria; ma i documenti vi contrastano, perchè restano alcune sentenze del 1302 che lui con Taldo e Comparino suoi fratelli e Giano e Marignano figli di Comparino condannano alla pena del fuoco e della confisca dei beni per esser venuti in armi contro Firenze. Di più abbiamo la testimonianza di Baldo d'Aguglione suo compagno nelle riforme governative, fatte nel 1293, il quale lo volle escluso dal perdono concesso ai ribelli nel 1311, quando si cercò coi beneficii d'estendere il numero dei cittadini che potevano difendere Firenze contro gli eserciti di Arrigo VII imperatore.
« I della Bella sono spenti da molti secoli, perchè nulla hanno con essi di comune altre famiglie omonime sorte in epoca più a noi vicina, e molto meno poi gli Stacchini, che volendosi far nobili, si son detti derivare dalla casata di Giano; » Lord Vernon, Inf. voi. ir, p. 223 e seg. Cfr. G. Vill., Cron. iv, 11; v, 39; vi, 79; vili, 1, 7. Del Lungo, Dino Qomp. i, cap. vi e vii, voi. n, p. 46-78.
Belletta, forma varia di Melletta, forse dal gr. tcyjXós, propr. Posatura che fa l'acqua torbida, specialmente di fiumi. E più generalmente per Fango, Melma, Mota, Pantano; Inf. vii, 124.
Bellezza, astratto di Bello, L'esser bello, Qualità di bello. Questa voce è adoperata 12 volte nella Div. Covi., 4 nel Purg. (xiv, 149; xxix, 87; xxx, 128; xxxi, 138) e 8 nel Par. (vii, 66; xiv, 134; xxi, 7; xxiv, 19; xxviii, 84; xxx, 19. 32; xxxi, 134). Nel-l'inferno non vi è bellezza, onde la voce non è mai adoperata nella prima Cantica. - Nel luogo Purg. xxxr, 138 pare che per seconda