Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      ÉOtAfrOM AG&ARIÉ o AVVICÉNDaMÈNTI
      *5tsole solnzioni limpidissime
      quanto quelle che vengono ripetutamente filtrate per c%rta bibulapossano essere assorbite dalle radici. Questa opinione
      cheesaminata leggermente
      appare indubitabilenon regge però a tutte le prove dei fatti. Noi ricorderemo
      in opposizione al parere del Boussin-ganlt
      il fatto seguentenarratoci dal Taddei. Una pianta coltivata in un vaso
      che durante la rigida stagione era conservato sopra un caminetto di marmopotè spinger le radici fino al di fuori del pertugio dal quale scolava l'eccesso di umidità e praticato al fondo del vaso
      e giunse a toccare il marmo. Questo fu corroso lentamentetalché
      al giungere della primaverasul lustro della pietra erano rimabte sensibilissime traccie di corrosione ed incavato un solco. Ora
      ammettendo che questo carbonato di calce sia stato assorbito dalla radice in grazia dell'acido carbonico che ne emana continuamentese questo marmo si fosse dovuto sciogliere dapprima
      la quantità d'acqua che il dovea tenere in soluzione sarebbe stata esuberante. D'altronde vi è un'altra osservazione da aggiungereed è la seguente: se le piante assorbissero le materie che entrano nel loro organismo per mezzo delle radici solamente allorché quelle si trovano liquefatte dall'acqua
      tanto più dovriano essere prolifiche quanta maggior copia di umido trovassero nel terreno; ma noi sappiamo invece che la cosa corre ben altrimentie che se l'umidità oltrepassa i confini della normale
      che pel clima meridionale della Francia è del 10 per 100
      ne soffrono fino a rimetterci la vita. Di più
      noi troviamo nella cenere dei materiali che per essere disciolti hanno bisogno di gran copia di acqua: cosi il frumento sopra un ettaro di terreno non esporta meno di 19 chilogr. di acido fosforico il quale è saturato dalla calce che lo rende insolubilee non può essere disciolto nuovamente altro che coll'ajuto dell'acido carbonico. Ma un litro di acqua scioglie appena altrettanto in volume di acido carbonico che pesa gr. 1
      977. Le acque meteoriche sono considerate come ricchissime se ne contengono appena il ventesimovale a dire gr. 0
      09885 oa rendere più facili i calcoli
      gr. 0
      1.
      CaO 1
      Il fosfato di calce basico CaO J PhO5 per conver-CaO ) CaO)
      tirsi in fosfato acido H*0 , PhO5 deve sentire l'a-
      H20 )
      zione di 4CO*
      e quindi un decigrammo di acido carbonico prenderà gr. 0
      0635 di baserendendo così solubili gr. 0
      0585 di fosfato contenente 0
      0355 di acido fosforico per litro.
      Da questi calcoli appareche
      per rendere solubile soltanto l'acido fosforico necessario ad una raccolta di frumentosarebbero necessarii non meno di 5400 litri d'acqua. Se a questa aggiungiamo quella che si trovasse necessaria a sciogliere la silice ed altri sali
      che esistono in esuberanza nelle ceneri di questa pjantadovremmo concludere
      che per quella seminagione sarebbe necessario passasse ud fiume di liquido.
      Queste osservazioni ci avvertonocome la questione dell'alimentazione dei vegetali sia ancora
      da stabilirsi con tutta la desiderabile chiarezzae come restino tuttora molti punti oscuri da decifrarsi. Tuttavia un fatto acquisito alla scienza dalla costante osservazione degli agronomi è questo: che molte volte il solo tempo è sufficiente a restituire al terreno la fertilità che ripetute coltivazioni avessero potuto esaurire
      il qual tempo poi si abbreviase
      durante il maggesesi ripetono soventi volte i lavori di aratura. Questo non può essere spiegato altro che nel modo seguente: l'acqua
      l'ariagli agenti atmosferici in somma operano sul terreno o sui componenti il medesimo coll'ajuto del tempo
      che rende questi capaci di concorrere a mantenere in vita la vegetazioneed a cooperare all'accrescimento di questa. Ma taluni composti del terreno medesimo sentono il bisogno di impiegare assai più tempo per farsi assimilabili
      di quello che altri non faccianoe perciò il terreno molte volte è più fecondo di una pianta di quello che non sia di un'altra. Di più
      vi è eziandio da osservareche
      allorquando una pianta assorbì una determinata quantità di sostanza inorganica assimilabilequesta viene esportata in unione al prodotto
      e perciò il terreno ne rimane impoveritoed innanzi a che possa presentarne altrettanto alle piante della stessa natura di quelle che ivi prosperarono
      deve passare qualche tempo: ma intanto rimangono nascosti in seno alla terra altri principii dei quali la pianta medesima non seppe che farseneed invece riescono utilissimi ad altro genere di vegetazione. Così
      ad esempiosuppongasi che sopra un ettaro di terreno siasi fatto un abbondante ricolto di frumento equivalente a 2500 chilogr. di seme ed a 6000 chilogr. di paglia
      stoppie e loppa. Ebbenecon questo noi avremo esportato col grano chilogr. 41 di ceneri
      nelle quali trovansi 19 chilogr. di acido fosforicoe colla paglia chilogr. 300 di ceneri nelle quali troviamo 11 chilogr. dello stesso acido fosforico. La parte silicea sarebbe poi a dose anche maggiore per quest'ultima e si eleverebbe a chilogr. 318.
      Se la pianta del frumento trae dal terreno tanta parte dei componenti che abbiamo nominatialtre ne proferiscono di natura diversa. Cosi la fava
      quantunque anch'essa molto avida di acido fosforicoesportandone in un raccolto di paglia e semente fino a 42 chilogr. da un ettaro
      è più avida ancora di potassadella quale se ne impadronisce di quasi 140 chilogr.
      mentre poi non prende in media che 14 chilogr. di silice; il trifoglio in fieno vuol potassa fino ad 84 chilogr.
      acido fosforico tanto quanto ne esporta il frumentoma
      invece della silicedesidera della calce
      di cui ne esporta fino a 76 chilogr.
      mentre di questo stesso composto 21. appena ne bastano al frumento.
      Queste nozioniche spiegheremo meglio in seguito
      allorché verrà il momento di discutere gli avvicendamenti al lume dei principii enunciatici confermano dunque pel momento nella necessità di accettare
      come la migliore spiegazionequella che attribuisce la causa per la quale l'agricoltore è in obbligo di avvicendare le proprie coltivazioni
      alla circostanza che non tutte le piante assorbono indifferentemente i medesimi prinòipiie non tutte posseggono lo stesso potere di assimilazione.
      « In ogni ben condotta azienda rurale le piantet^ooQle


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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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