Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      ÉOÓA NORBERTO - ROSACEEghiera
      e colla benedizionedaremo al lettore la descrizione dell'antica funzione che reca il Besozzi (Storia della basilica di Santa Croce in Gerusalemme). Nel patriarchio Lateranense
      apparato il papa e ornato colla mitra preziosain camera gli veniva presentata la rosa d'oro dal camerario o camerlengo genuflesso e baciandogli la mano
      e dal sacrista il musco ed il balsamo; quindi uno dei cubicularii teneva la rosafinché il papa vi avesse infuso l'uno e l'altro
      e dipoi la ripigliava e tenendola colla mano manca per poter colla destra benedire il popoloa cavallo si recava alla chiesa di Santa Croce in Gerusalemme
      e vi cantava messa. All'iutroitoal confiteor
      all'incensazioneil papa dava la rosa d'oro al cardinal diacono
      indi la ripigliava e la riteneva fiucbè non avesse compiuto il sermone o discorso sui pregi misteriosi o morali del colore e odore della rosa; dipoi passava a dire qualche cosa sul Vangelo corrente. Se il papa semplicemente assisteva alla messanon predicava
      ma teneva sempre la rosafuorché quando era genuflesso in mezzo all'altare
      quando si faceva l'elevazionee mentre si diceva Leetatus sum. Nel ritornare al palazzo Lateranense
      il papa cavalcando teneva la rosa in manoe nel discendere la donava al prefetto di Roma. Quando poi il papa non interveniva
      il chierico più giovine la portava sull'altaree finita la messa la riportava al papa.
      ROSA Norberto (biogr.). — Nacque in Avigliana (Susa) il 3 marzo 1803; mori in Susa il 27 giugno 1862 nell'età di cinquantanove anni. Il suo parentado non è né nobile né riccoma solo si pregia di onesto. Rimasto orfano quando l'uomo più abbisogna di guida
      continuò non pertanto e compi la sua educazionemeno sui banchi della Bcuola e per ministerio di professori in cattedra che per dose e tenacità di volere
      e col diurna versate manuversate nocturna del poeta
      congiunta ad una meravigliosa attitudine a far suo tuttoché di meglio gli venisse una volta lettoprofondendovi con virile proposito
      fino all'ultima zollail paterno retaggio.
      Dopo saggiata qualche altra posizione socialesi gettò al causidico
      e giovanissimo fissò definitiva-meute la sua residenza in Susa. Se un giorno l'Italia possederà un libro come il Self-help degli Inglesi
      che ricordi il nome di coloro che dal nulla seppero col lavoro e colla volontà formarsi un avvenire e riuscire utili alla patria ed a se stessiil nome di Norberto Rosa sarà certamente uno dei primi in quella gloriosa raccolta; fatto è che collo studio
      colla sua operosità ed onestà pervenne a formarsi una delle più numerose clientelefra cui
      convien notarlo a suo onorecontava la Mensa vescovile
      il Capitolo e la maggior parte delle più rispettabili persone di quel cetoi cui abusi egli protestava aver combattuto e continuava tuttora a combattere con i suoi scritti. Nei primi suoi anni erasi dedicato alla pittura ed alla musica
      e nell'una e nell'altra dimostrò grande tendenza e facilità
      ma un difetto d'organismo nella vista e conseguenti più gravi e severe occupazioni fecero sì che abbandonasse totalmente tali studii. A quarantotto anni si impalmò a Laura Valetti
      sua nipote di sorellala quale lu la donua del suo cuore
      e da cui furiamato col doppio impulso della passione e della
      riconoscenza.
      L'arido studio della legale a cui dovette applicarsi e le cure affettuose della famiglia non lo distolsero però dal rivolgere la mente e l'argutissimo ingegno allo studio della letteratura e principalmente di quella per cui ottennero gran vanto il Berni
      il Passeroni ed il Guadagnoli. Se inferiore al primonon può dirsi secondo agli altri per la mirabile spontaneità della frase e della rima
      pel frizzo che non mancava mai di suscitare la più viva e la più deliziosa sensazione. Fu poi superiore a tutti per la nobiltà del concetto sempre morale e ca8tigatissimo : invano cercheresti nei suoi versi le laidezze e scurrilità tanto comuni nei poeti di tal genere. Le sue poesiecome le prose
      sono improntate tutte al generoso concetto di moralizzare il popolo ed animarlo a mantener sempre vivo nel cuore il sacro amore di patria e di libertà. Dove poi aguzzò maggiormente le armi del suo ingegno fu contro il clericalismo e la reazionech'ei stimava i più grandi nemici della patria. Questo amore di libertà e di indipendenza non lo predicò solamente coi suoi scritti
      ma nel 1856 promoveva una sottoscriziune nazionale per offerire al Governo cento cannoni onde armarne la cittadella d'Alessandria
      unico baluardo in quell'epoca contro l'Austria.
      Le prime sue poesiee forse le più degne di lode
      furono pubblicate nel 1840 nel Messaggiere Torinese
      foglio diretto dal Brofferio; il modo velato con cui le aspirazioni di libertà dovevano essere manifestate negli scritti in quei tempi aggiungeva brio e vivacità alle poesie del Rosa
      poesie che correvano sulla bocca di tutti. Cessato il Messaggiere
      scrisse nella Gazzetta del Popolo
      giornale diffusissimo di Torino ed improntato al concetto che emana dal suo stesso titolo; quivi dettò alcune poesie ed una narrazione aneddotica della sua vitaconosciuta sotto il titolo: Il mio individuo. Scrisse pure nel giornale critico-umoristico 11 Fischietto
      e l'ultima sua opera d'importanza fu un poemetto giocoso : Varco di Cesare in Susa
      pregevole pel modo graziosissimp con cui seppe innestare il ridicolo a ciò che appare grave e severopregevole ancor più per le dotte e lunghe note archeologiche onde volle ornare quei suoi versi. Tentò pure un BHggio di tragedia
      ma non fu dato alla luce e fu distrutto dallo stesso autoreche lo reputò non degno d'essere tramandato. Fece parte del Parlamento democratico (ministero Gioberti)
      fu provveditore degli studii in Susa
      fece pur parte del Consiglio comunale di detta città
      però più come critico che come consigliere.
      ROSÀ (geogr.). — Comune nel circondario di Bas-sauo. provincia di Vicenza
      con 5065 abitanti.
      ROSACEE (Rosaceee) (bot.). — Famiglia naturale di piaute così caratterizzata: calice fatto ordinariamente di ciuque sepalicongiunti insieme alla base di un tubo e così a cinque lobi
      ordinariamente persistente e talvolta aderente all'ovario. Petali in numero eguale ai sepaliraramente nulli per aborto
      inseriti sul calicea estivazione quin-conciale
      quasi sempre regolari. Stami inseriti parimente sui sepaliordinariamente in numero inde-j finito
      coi filamenti incurvati nell'estivazionecolle
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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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