Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      ROMANZO DI CAVALLERIAfocle. Ariosto assai si giovò
      per la bellezza del suo stile e dei concettidi Virgilio
      Orazio ed Ovidio. Chateaubriand tolse felici ispirazioni da Omero
      ch'egli aveva in venerazione. Nè a Shakspeare
      nè a Milton erano ignoti i grecie massime quest'ultimo ordinò i combattimenti celesti come le battaglie omeriche. Tanto dunque il romanticismo antico che il moderno attinsero alle opere classiche della Grecia e di Roma.
      Le stravaganze e le licenze dell'immaginazione non devono riputarsi proprie della scuola romantica più che della classicama di quelle menti inferme
      che non sapendo formarsi il vero concetto del bellocredono trovare l'originalità fuori della natura e dell'arte
      ed emanciparsi da ogni legge dei conveniente. Il romanticismo meritevole di essere considerato come sistema letterarioall'opposto
      deve essere fondato sopra quella leggegiovandosi d'uno studio più profondo e più accurato dell'uomo e della società ; e se si scioglie dalle regole antiche dell'arte
      egli è che l'intelletto umailo ha preso dopo tanti secoli uua novella formae veste in altro modo i suoi pensieri in armonia collo sviluppo delle nostre istituzioni. Egli è per ciò che rappresenta in letteratura la libertà ed il progresso
      e combatte quell'arte poetica chenon soggetta all'esame e alle necessarie trasformazioni
      stabiliva un termine al perfezionamento intellettuale. Sotto questo riguardo esso può rassomigliarsi alla filosofia modernache scosse il giogo della scolastica
      e si appoggiò non all'autorità d'un uomoma a quella del pensiero che si ripiega in se medesimo e scruta le proprie leggi
      e rigettò quelle che poggiavano nell'aforisma dell'ipse dixit. Egli è vero che la buona educazione si forma collo studio dei Classici sì an- j ticbi che moderni; ma noi dobbiamo profittare delle j opere di quei sommi per coltivare l'arte vivente in j relazione coi tempie non quella morta
      che non
      ha più per noi verun significatotranne la forma del bello. Le regole poi degli autichi non essendo ; più proporzionate a' nostri bisogni
      perchè tratte da opere composte coll'ispiraziooe di popoli diversi da noinon servono
      qualora si usanoche ad impacciare le nostre facoltà
      come avvenne a grandi ingegniche si trovarono come in un letto di Pro-custe per le tre unità drammatiche
      e mentre potevano divenire scrittori originalinon furono che freddi imitatori. Bisogna però distinguere fra le regole quelle che riguardano le leggi del cuore umano
      e sono immutabilie le altre che derivarono dalle condizioni esterne dell'arte.
      Come per arte si deve intendere l'imitazione del 1 vero sotto qualunque forma ella si facciacosì la moderna letteratura s'immedesima colle restanti j arti del bello
      la pitturala scultura
      l'architettura j e la musica. In queste arti il romanticismo prende j altri nomima la sostanza è la stessa. Questo romanticismo però delle belle arti
      come il letterario
      , se non è governato dalla legge del buon gusto e dal criterio dell'artistacade uel barocco
      nel biz- i zarro e nello stravagante. Oggidì quel romanticismo bene inteso consiste nello studiar bene la filosofia dell'artefacendo che riesca sempre conveniente al soggetto che tratta per le sue qualità e i modi di rappresentarlo nella necessaria sua forma. Lo stu-
      dio della storia è indispensabile per chiunque compone una rappresentazioneaffinchè questa sia piena in tutte le sue parti
      e porga una chiara immagine di ciò che finge cogli stromenti dell'arte. Cosi oggi un quadro ed una statua di valenti artisti non sono difettosi per anacronismi di vestiarioper inopportunità di accessorii
      nè per mancanza di espressione. La musica non tende solo a dilettar le orecchie con vaghe melodiema si richiede che queste melodie siano corrispondenti agli affetti. Anche all'architettura fa d'uopo uno stile proprio
      diverso da quello dei Greci e dei Romani
      perchè i nostri tempii e i nostri monumenti devono aver una particolare impronta. Le belle arti attendono anch'esse un nuovo codice di bello secondo i progressi dello spirito umano. Ma questo codice non s'ispirerà mai durevolmentesperiamo
      all'arido e sì poco verace verismoor ora venuto iu moda.
      ROMANZA (letter.). Si dà il nome di romanza a canti popolari spagnuolivale a dire a quei canti in cui som» celebrati gli avvenimenti principali dell'istoria nazionale
      i gesti degli eroi e dei redi cui il nome meritò sopravvivere nella memoria degli uomini. La Spagna non ebbe sola il privilegio di possedere romauze
      ma è il solo paese in cui ebbe un'esistenza durevole. Le prime toccano all'invasione dei Mori e a re Rodrigo
      le cui bizzarre avventure sono forse derivate da questa fonte : altre cantano Carlo e la sua disfatta in Roncisvalle. Dopo il Cid il soggetto più famoso si è Bernardo del Carpio
      che spesso striuge alleanza coi Mori per sottrarre il conte di Saldana suo padre all'ira di Alfonso il Casto
      poi per vendicarlo. Molti cantano i sette Infanti di Lara
      molti le imprese con cui si andò costituendo la nazione; e la Musa
      per lo più fedele ai resa però esprimere lo scontento dei grandi
      bestemmiare le crudeltà di don Pedro e plaudere alle vendette di Eurico di Transtamare. Per ultimo cantò la caduta dei Mori
      e allora parve versare la compassione sui vinti
      compassione che ridon-vava però a gloria della ricompra nazionalità.
      Nella romanza popolare nessun'arte ; il narratore entra a piò paridialogizza
      dipinge senza esagerazionesenza affettazione
      senza gonfiezze. 11 romanzerò piglia indifferentemente i nomi dalla storia o dal romanzo; racconta l'assassinio come cosa naturale senza scuse nè velocome i fatti d'amore. Còlto l'eroe in uua situazione sola
      senza curare gli antecedenticomincia di tratto
      di tratto finisce. Altrettanta trascuranza nelle forme; poiché le più sono stese nel vivace ma monotono ottonarioche chiamano redondiglia; e in istrofe or di quattro or di sei versi
      talfiata di dodici e fin sedici con ritornello frequente; accontentandosi spesso della pura assonanzae per ottenerla aggiungendo parole
      e zepperompendo il verso
      la strofasenza più cura che un usignuolo quando gorgheggia le soavi sue melodie.
      Cautavansi dal popoloe perciò gli autori ne sono ignoti
      e probabilmente ci giunsero alterate assai dplla loro forma primitiva e interpolate con tradizioni moresche: pure chi addentro intenda la lingua e i costumi può accertare l'età di ciascun componimento. Le più antiche romanze appartengono al secolo xmle più receuti al xvi; e chi
     


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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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