Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      tato si è che il Romani, difensore dei classici, ha preso non di rado ad imprestito l'argomento dei drammi dai capi della scuola romautica. VAmleto e I Caputeti e i Montecchi souo imitazione di Sh;.kspeare ; la Lucrezia Borgia poi è tolta di pes<> dal dramma di Vittor Hugo, a cui non risparmiò gli acuti strali della sui penna.
      Abbandonata la direzione della Gazzetta Uffi cinte, ebbe finché visse buona provvigione dal Governo: nò maucarongli onori, la croce del Merito civile di Savoja, quella dei sauti Maurizio e Laz zara, e Tessere ascritto a parecchie accademie.
      Con pietoso consiglio la vedova del Romani no pubblicò testé in due splendidi volumi molti scritti editi ed inediti.
      ROMANI (epistola di san Paolo apostolo ai) (Epistola beati Pauli apostoli ad Romanos) (ermen. sacr.). — Si tiene per certo avere san Paolo scritta questa lettera da Corinto, ove trovavasi l'anno 58 dell'èra nostra, ventiquattresimo del suo apostolato, due anni prima della sua andata in Roma. lutento generale dell'apostolo in detta lettera si è di far vedere che la grazia della fede in G. C. non venne già concessa agli Ebrei a cagione dulia loro fedeltà alla legge mosaica, uè ai gentili fattisi cristiani per avere obbedito alla legge naturale ; ma fu e agli uui e agli altri largita affatto gratuitamente, per pura misericordia di Dio, senza che preceduto sia verun merito da parte loro.
      A fin di ciò dimostrare, espone san Paolo nel primo capo i delitti ond'erauo generalmente colpevoli i pagani, i filosofi seguatamente, reputati i più savii. Nel secoudo rinfaccia agli Ebrei le loro prevaricazioni. Ne deduce nel terzo che, essendo stati rei si gli uui che gì altri, la giustificazioue loro è onninamente gratuita, opera della grazia , non della natura nè della legge, e attribuir si deve unicamente alla fede, che è un dono di Dio; prova nel quarto questa verità coll'esempio della giustificazione d'Abramo; nel quiuto l'eccellenza ci addita di una tal grazia ; nel sesto esorta coloro che l'hanno ricevuta a conservarla ed accrescerla; insegua nel settimo che dopo la giustificazione sussiste tuttavia la concupiscenza, la quale è piuttosto incitata che domata dalla legge, ma viene superata però dalla grazia; nell'ottavo enumera i frutti della f,de; dal nono ali'uudecimo dichiara la giù-stificazioue essere stata impartita a'gentili di preferenza che agli Ebrei, perchè i primi credettero in G. C., i secondi negarouo di credere; che non essendo la grazia della fede dovuta nè agli uni nò agli altri, nulla dedur se ne può contro le promesse fatte da Dio alla discendenza d'Abramo nè coutro la divina giustizia. 1 capitoli che vengono in seguito infino al sedicesimo contengono istruzioni morali.
      San Paolo perciò in tutto quello scritto non si diparte dal proprio scopo, quello di provare che la giustificazione dalla fede procede, e nou dalia legge di natura; che la fede essa pure è una grazia, un dono di Dio meramente gratuito. Fra i tauti commentatori moderni che spiegarono l'epistola ai Romani, il padre Picquigui cappuccino è quegli, per nostro avviso, che meglio s'addentrò uel concetto dell'apostolo; giovossi egli nou poco del commen-Nuova E.\licl. Ital. Voi,
      tario del Toleto, il quale aveva preso per guida san Giovanni Crisostomo.
      Coloro i quali vollero fondare sulla dottrina di san Paolo uu sistema di predestinazione gratuita degli eletti alla gloria eterna, male, a parer nostro, colsero l'inteuzioue dell'apostolo, e diedero un senso forzato a tutte le espressioni di lui, pretendendo vedervi ciò che dagli autichi Padri mai non vi fu scorto. Origene e Crisostomo, che diedero la spiegazione dell'iutiera lettera ai Romaui, non vi ravvisarono altrimente un tale sistema. Eppure le omelie del secondo su questa lettera sono tra le opere più elaborate di quel padre, come fu notato dagli editori degli scritti di lui. Ora spiegando egli nell'omelia xvi il capitolo nono, sul quale i presbiteriani fan più ressa, lo inteude tutt'altramente dal loro. Perocché insegna, siccome fu poi definito dalla Chiesa contro i Pelagiaui, essere la predestinazione alla grazia ed alla fede puramente gratuita, perchè tal grazia non è guiderdone ad alcun merito che sia. Ma dice eltresi positivamente che la predestinazione de' giusti all'eterna beatitudine e dei malvagi ai supplizi eterni è uua conseguenza della prescienza di Dio, il quale prevede da tutta l'eternità l'obbedienza degli uni e la resistenza degli altri. Cosi l'aveva intesa anche Origene ( Comment. in epist. ad Boni., 1. vii, n° 14 e segg ). È a credersi e'-.e questi due padri greci, cui e il liuguag-gio e gli scritti tutti di san Paolo erano famigliari, sieuo stati pel manco in grado di coglierne il vero senso quanto i posteriori interpreti latini.
      Ora. giusta l'avviso loro, allorché l'apostolo (ix, 13) osserva come, innanzi ancora che nascessero Esaù e Giacobbe, Iddio aveva detto che il maggiore servirebbe al minore e che egli aveva amato questo e avuto in odio quello, non vuol già intendasi da noi che Iddio, senza considerazione al merito dell'uomo e prima di antisapere ciò che farà, predestini ad essere oggetti gli uni dell'amor suo, gli altri del suo odio: all'opposto, una siffatta differenza procede dall'aver Iddio anticipatamente previsto ciò che in appresso avrebbe fatto. Parimente allorché Iddio dice: Avrò misericordia di colui del quale ho misericordia, e san Paolo ne inferisce: Non è adunque (ciò) nè di chi vuole nè di chi corre, ma di Dio che fa misericordia (15, 16); aver misericordia non è eleggere alcuno alla vita eterna, ma concedergli il dono della fede e della giustificazione. Del che è prova l'altra illazione dell'apostolo: Egli (Dio) ha dunque misericordia di chi vuole e indura chi vuole, o piuttosto lascia indurar chi vuole; dove il contrario di aver misericordia non è destinare alla dannazione, ma abbandonare nell'induramento. È questo il senso adottato da sant'Agostino (De prcedest. sanctor., c. in, n. 7; c. vi, n. 11).
      Per Io che Origene ed il Crisostomo ottimamente argomentarono, i vasi d'onore e di misericordia da Dio preparati per sua gloria essere predestinati non alla gloria eterna, ma si alla fede, i quali glorificheranno Iddio colla loro virtù; e dai vasi d'i-gnominia, dai vasi d'ira non desiguarsi già i riprovati, sibbene gl'increduli, che provocheranno la la collera di Dio, ma cui Dio nondimeuo sopporterà pazientemente. Ciò pure è provato dall'ultima conclusione che l'Apostolo deduce da quanto pre* XIX. 40
     


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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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