Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      RÒMÀ
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      rovine. I barbari percorrevano di già a torme a torme le italiche contrade, e dominante Gallieno (260-268 dopo Cristo), principe istrutto ma debole, un'orda di Allemanni aveva minacciata ed insultata la stessa Roma. Dopo un intervallo di otto secoli, i suoi abitanti tremarono ancora per la salvezza delle loro case e famiglie, ed ecco nel 270 dopo Cristo accorrere Aureliano dall'Egitto e dall'Oriente, dove gli arrise più fiate la vittoria, per rendere sicura la metropoli, cingendola di nuove mura. Il grande lavoro incominciò tosto nel 271,
      Fig. 5731. — Mole Adriana restaurata.
      ma non fu condotto a termine che sotto Probo, successore di Aureliano dal 276 al 282 dopo Cristo (Vopisc., Aur., 21, 39; Aur. Vict., Cces., 35; Eu-trop., ix, 15; Zosim., i, 49). Variano le notizie sulla circonferenza di cotesto muro, pretendendo Vopisco (Aurei., 39) che fosse la medesima di circa 80 chilometri, esagerata misura, che fu nondimeno adottata da Lipsio e Vossio , e perfino dal Nibby (Mura, ecc., p. 120). Le mura di Aureliano furono grandemente ristaurate da Onorio (395-424 dopo Cristo), e tranne la porzione transteverina ed alcune moderne aggiunte fatte dai papi, erano desse in sostanza identiche colle odierne, come rilevasi dalle iscrizioni delle porte; non avevano adunque, tolte le aggiunte ora citate, più di 19 a 20 chilom. di circuito, misura accertata da Plinio ai tempi di Vespasiano, che tanto contribuì dal 69 al 79 dopo Cristo all'ingrandimento ed abbellimento di Roma; nè è da supporre che, decadendo l'Impero, andasse aumentando la popolazione della metropoli. Il geometra Ammone calcolò nella sua misurazione, eseguita poco prima dell'assedio di Roma per Alarico, che la circonferenza delle sue mura fosse di 34 chilometri, ma non si può accettare neppure questo numero più facilmente di quello di Vopisco, sebbene sia stato adottato da Gibbon, e sembri più probabile (Gibbon, Decline and fall, voi. u, p. 17; Phot., Bibl, 80, p. 63; Bunbury, Class. Mus.y in, p. 368).
      Decadenza della città ; prime rapine barbarichesaccheggi successivi. — La storia della città di Roma, dal tempo di Aureliano in poi, ossia dallo
      scorcio del secolo in d. Or., non offre che un prospetto della rapida sua decadenza, dacché le mura dell'ora citato imperatore furono pur troppo triste preludio del peggioramento progressivo della medesima, che iniziò coll'impero di Diocleziano (284-305 d. Òr.), i periodi della sua decadenza. 11 trionfo di cotesto imperatore e del suo collega Massimiano, nel 303 d. Cr., fu l'ultimo dei celebrati in Roma, ma col distintivo dei trofei di una considerevole vittoria persiana (Eutrop., ix, 27). Gl'imperatori romani avevano cessato da lunga pezza di essere di origine romana, e quindi le glorie dell'antica Roma erano per essi di poca o nessuna entità. Diocleziano, per esempio, era nativo della Dalmazia, e Massimiano anch'esso era d'illirica progenie ; ed entrambi appunto furono i primi imperatori che abbandonarono la capitale, per fissare la loro residenza nelle provincie. Massimiano infatti stabilì la sua corte in Milano, mentre Diocleziano si era posto a risiedere in Nicomedia, ad abbellire la quale sprecati aveva i tesori dell'Oriente, studiandosi a tutta possa di renderla rivale di Roma Pare che questa non sia stata da lui visitata che una sola volta, nella circostanza del summentovato trionfo; nè vi stette più di due mesi, sendosene partito improvvisamente in tutta fretta (Lact., De mortib. persec., c. 17). La sua dominazione nondimeno fu memorabile, perchè la città venne arricchita sotto di essa di uno degli ultimi ma de' più magnifici suoi monumenti, le terme sul Quirinale, che tuttodì di Diocleziano si appellano, più grandi di assai di tutte le altre in Roma, le cui enormi rovine si possono ancora tracciare, e somministrano sufficiente spazio a varie chiese, a conventi e giardini (Vopisc., Prob., 3; Orell., Inscr., 1056). Gli è ben vero che successivamente Massenzio, compagno e rivale di Costantino, rimase in Roma tutti i.sei anni del suo dominio, dal 306 al 312 d. Cr., ostentando di apprezzare le bellezze dell'antica metropoli, ma fu prodigo e dissoluto, e perciò poco accetto ai Romani, cui lasciò nondimeno pregevoli ricordi nel ristauro del tempio di Venere e Roma, danneggiato da un incendio, e nella fabbrica della magnifica basilica, che si denominò poi da Costantino, ed i cui tre archi giganteschi destano tuttodì l'ammirazione dello spettatore (Aur. Vict., Cces., c. 40, § 26). 11 trasporto fiuale della sede dell'Impero in Bisanzio per opera di Costantino fu il colpo di grazia per la grandezza urbana di Roma, ma egli pure, pria di partire, lasciò nell'eterna città alcuni monumenti, uno dei quali, l'arco che da lui 8'intitola, tuttora sussiste, ed è prova evidente ; della profonda depravazione del gusto architettò-i nico; nè fu tenuto in pregio per altro, se non se , perchè venne abbellito a spese degli anteriori monumenti, barbaramente guasti e mutilati. Basti avvertire che le superbe sculture illustranti le geste e vittorie di Trajano furono ridotte col più assurdo sforzo a rappresentare quelle di Costantino, mentre le aggiuntevi scolture originali, poste a contatto colle ora indicate, non servono ad altro che a rendere sempre più manifesta la decadenza delle arti plastiche, le quali sembrano di assai volte in basso. Egli è da dire che dal tempo di Costantino I il Grande, imperante solo dal 312 al 337


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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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