Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      ROGNONI - ROGOferenza alle pastoje, e quasi mai si estende in alto al disopra delle ginocchia e dei garetti, ed è facilmente confusa coi riccioli, o con alcune erpetiche eruzioni. Il prudore che si manifsta nei cavalli affetti è abbastanza forte da spingerli, specialmente nella notte, a calcitrare, a fregare colle membra sane le ammalate ed anche a morsicarle. A lungo andare la pelle si gonfia e si ctiopre di strati di croste squamose, che sono più o meno duri, di piccole escrescenze condilomatose od anche di rsgadi più o meno profonde ed estese. Solo fra cavalli e cavalli ha luogo la trasmissione, ma non guari prontamente, nè facilmente.
      b) Nel bue. - Fu anche detta rogna simbiotica caudale, perchè suole svilupparsi sotto forma di desquamazione, accompagnata da prudore, alla coda, dalla quale si è talvolta anche estesa fino al dorso, al collo ed alle mammelle. La pelle che ne è attaccata, si cuopre di uno strato crostoso di colore giallo bruno, ed in seguito invasa da ragadi e crepacci e, talora assai estese.
      Cura. — Per amore di brevità si tralascia di far menzione dei numerosi rimedii stati finora preconizzati quali più, quali meno efficaci, e si restringe la loro enumerazione a quelli che la pratica ha dimostrati immuni da pericolo e realmente vantaggiosi. Qualunque sia la sorte di rogna che si ha a combattere, si comincia a sottoporre le parti affette a rigorose lavature, a cui si fanno succedere lozioni di decotto di tabacco nella proporzione di uno a venticinque, o di acqua di creosoto, composta di una parte di questa sostanza, dieci di alcoole e venti o trenta d'acqua comune, oppure le unzioni d'unguento di creosoto, composto di una parte del medesimo e venti di grasso. Le pecore rognose sono ordinariamente sottoposte al bagno di Tessier, composto per cento pecore di un chilogramma d'acido arsenioso, 10 chilogrammi di protosolfato di ferro, 400 grammi di perossido di ferro, 200 grammi di polvere di genziana ed acqua 100 litri, oppure al bagno zinco-arsenicale di Olément, costituito di un chilogramma di acido arsenioso, 5 chilogrammi di solfato di zinco e 100 litri d'acqua comune.
      La cura consigliata da Lanquetin e Reynal per i gallinacei è costituita dalle frizioni o lozioni fatte colle seguenti composizioni: 1° pomata d'flelme-rich; 2° pomata mercuriale; 3° benzina liquida associata all'olio od alla sugna; 4° infine sublimato corrosivo sciolto nell'alcoole, nella proporzione di uno a venti.
      Giurisprudenza applicata. — Avendo l'esperienza dimostrato che tutte le rogne sarcotiche possono comunicarsi anche agli altri animali ed alj'uomo, che le dermatodetticbe non sogliono appiccarsi che ai bruti della stessa specie, e che le simbiotiche trapassano difficilmente perfino agli animali della medesima specie, chiaro risulta cbe le misure di polizia sanitaria deggiono variare, secondo che si tratta di porre riparo all'estensione delle une o delle altre morbose varietà. In ogni caso il pratico deve iusistere sulla disinfezione la più completa, la quale non può essere procurata che colla piena distruzione degli aracnidi e dei loro germi esistenti sul corpo degli animali, non che sugli oggetti ina-
      nimati o viventi cbe vi furono a contatto. L'esporr tazione del letame e della lettiera, la polizia la più perfetta, i lavacri ripetuti con acqua semplice, o bollente, o medicata con quelle sostanze che sono dotate di virtù iusetticida, sono le vere misure capaci di operare la voluta disinfezione.
      La pubblica igiene non s'oppone all'uso alimentare delle carni degli animali da beccheria affetti da rogna, purché però non siano dessi caduti in istato cachettico ; ma la preparazione delle carni di quelli che furono colpiti da sarcotica rogna, trasmissibile dagli animali all'uomo, vuole essere fatta colle dovute precauzioni.
      Qualunque siasi la varietà di rogna, vuole pur sempre essere considerata siccome contagiosa, ep-perciò costituisce un vizio redibitorio, il quale in forza di una consuetudine generale, sancita dall'articolo 1655 del Codice civile, non gode che di una garanzia di giorni dieci.
      Vedi: Bouley e Reynal, Dictionnaire de médecine vétérinaire. all'articolo Gale— Ercolaui, Trattato di medicina veterinaria pratica — Gerlach, Kratee und Raude (1857) — Falkes, Handbuch alter inneren, und aussern Krankeiten (1858) -Ftir8tenberg, Die Krdtemilben der Mensckenund Thiere (1861) — Reynal e Lanquetin, Mémoires de Vlmpériale Académie de médecine de Paris (1859) — Verheyeu, Manuel de médecine vétérinaire — Hertwig, Les maladies des chiens et leur traite-ment, trad. di M. Scheler (1860) — Encicl. agraria, Torino, Unione Tip.-ed. — Perroncito, Le vuialtie degli animali domestici.
      ROGNONI (veter.). — Negli animali da macèllo, il rene e il grasso che lo circonda (V. Arnioni).
      ROGO (lat Rogus, gr. Ilupa) archeol). — Cosi chiamasi la catasta di legna che dagli antichi destinavasi ad abbruciare i cadaveri, e cbe da parecchi odierni popoli si usa allo stesso scopo. Deriva la parola rogo dal greco od anche po>Y(K, fenditura, fessura, perchè la catasta da bruciare formasi a forza di legno spaccate. Ne parlammo di volo nell'articolo Funerali, riserbandoci di aggiungere qui il resto, a complemento delle notizie sulle cerimonie funebri degli antichi, e particolarmente dei Romani. Terminato il funereo accompagnamento, e giunto l'istante della sepoltura, procedevasi all'abbruciamento del cadavere, che veniva adagiato sopra una catasta di legna, petta pira (pyra) prima che cominciasse ardere, e rogo {rogus. Serv., ad Virg. JEn., xi, 186) tostocbè gli veniva appiccato il fuoco. Costruivasi il rogo iu forma di altare, con quattro lati eguali, e perciò appellavasi anche ara del sepolcro (ara sepulcri) ed ara del funerale ( funeris ara. Ovid., Trist., ni, xiii, 21; Virg., jEn., vi, 177). 1 lati della catasta dovevano lasciarsi rozzi e scabri, giusta la prescrizione delle XII Tavole, ma venivauo coperti sovente di nere foglie, ed alberi di cipresso collocavansi talvolta davanti al rogo (Cic., De legib., 11, 23; Virg., I. c., ed vi, 215; Ovid., I. c.; Sii. ltal., x. 535). Veniva deposto il cadavere, insieme col feretro, su cui era stato trasportato, in cima al rogo, e quindi il congiunto più prossimo appicca-vagli il fuoco colla testa rivolta altrove. Quando le fiamme cominciavano a salire gettavansi nel fuocoLjOOQIC


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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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