Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      ROBERTIS (DE) DIONIGI - ROBERTO (SAN)
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      transi opinioni che possono sembrare contrarie all'intendimento dell'autore, di che alcuni per avventura di soverchio schifiltosi diedero colpa al Roberti ; ma se ciò è accaduto di questo libro, tutto all'opposto troviamo nelle Annotazioni sopra l'umanità del secolo XVIII, massime ed osservazioni dignitosamente esposte intorno alla vera umanità del cristiano, che mai non debb'essere disgiunta dalla carità evangelica, ben diversa dalle ipocrisie e false ostentazioni di umanità. Nell'opera postuma del Roberti Dell'amore della patria, appare che questa prima virtù del buon cittadino era profondafliente radicata nel suo cuore. La sua Lettera di un ufficiale portoghese ad un mercante inglese sulla tratta dei Negri è commoveutiBsima per la viva dipintura che vi fa delle atrocità disumane con cui venivano trattati quegl' infelici ; ei fu de'primi a levare in Italia la voce a loro vantaggio. Dettò altresì un trattato Della probità naturale, che vide la luce nel 1784, in cui combattè vivamente coloro che si accontentano della probità naturale priva dei sussidi della religione. Delle quattro operette intitolate : Discorso cristiano intorno al lusso ; Dialogo filosofico intorno al lusso; Elogio dell economia regolatrice del lusso; Lettera critica sulla qualità del lusso presente in Italia, il solo Dialogo filosofico può leggersi con diletto; in generale ei si mostrò in quelle operette appena appena iniziato nelle scienze economiche. Nella sua Orazione detta nell'Istituto delle scienze di Bologna per la solenne distribuzione dei premi nel 1758 provò con bastante eloquenza ed erudizione dover essere l'Italia Boi-lecita di prevalere nelle arti del fabbricare, dello scolpire, del dipingere, perchè questo è ornamento veracemente suo, con che dopo il rinascimento delle arti seppe risplendere fra le nazioni. Taceremo delle altre opere minori del Roberti ; diremo però ohe se si possono trovar difetti nelle sue opere, non vi furono che virtù nel di lui cuore, ed ivi piuttosto che nel suo intelletto cercar vuoisi il segreto della grande riputazione a cui salì vivendo. I suoi scritti mostrano uua bell'anima, e se la compilazione corrisposto avesse al pensamento che li ha dettati, pochi scrittori sarebbero stati più degni di elogi dell'autor loro.
      Furono esse raccolte e stampate la prima volta in Bologna nel 1767, indi a Bassa no nel 1786 in 12 volumi, e nel 1797 iu 15. Vi si trova una Notizia sulla sua vita e sulle sue opere, dettata dal Moreschi. Le edizioni posteriori sono copiate da quest'ultima: in quella dell'Antonelli (1850-31)sono aggiunte cose di poco momento, stampate a parte nel secolo corrente. Presso il diligentissimo raccoglitore delle patrie cose, G. B. Roberti, pronipote del Gesuita, trovane! le opere inedite del pro-zio, che sono registrate dal Tipaldo, Biografia degl'Italiani illustri (voi. vi, pag. 232). Vedi anche Giovio, Elogio del conte abb. G. B. Roberti (Bassano 1787) — Moreschi, Commentario della vita e delle opere dell'ab. conte G. B. Roberti (Bologna 1788).
      ROBERTIS (de) Dionigi (biogr.). - Nato a Borgo S>. Sepolcro nella provincia d'Arezzo verso il fine del secolo xiii, si distinse nell'ordine degli Agostiniani per la varietà delle sue cognizioni. Egli era aa un tempo dotto teologo, buon oratore, poeta edastrologo. Recossi a Parigi, dove ottenne assai grido e per l'insegnamento e per la predicazione. .Raccontasi cbe essendo stato consultato, durante la sua dimora in quella città, sopra l'esito della guerra che Castruccio Castracani tiranno di Lucca aveva intrapresa contro i Fiorentini, rispose a questi: « Veggo Castruccio morto e la guerra finita. Voi sarete padroni di Lucca per soccorso d'un cavaliere che ha del rosso e del nero nelle sue armi, ma con molto stento, spesa ed onta per la vostra repubblica, e ne godrete poco tempo i. Essendosi questa predizione avverata in tutte le sue parti, ne crebbe la riputazione di Robertis. Di cesi pure che il Petrarca, suo amico, lo consultasse per guarire il male del suo amore per Laura. Nel ritornare in patria il buon religioso visitò il poeta nel suo ritiro di Valchiusa; poi continuò a tenere con lui corrispondenza per lettere. Chiamato a Napoli per istanza del re Roberto d'Angiò, vi fu alloggiato nel palazzo di esso principe, che molto si dilettava della sua conversazione; poi fu eletto vescovo di Monopoli. Ma morì poco dopo, nel 1342, lamentato da tutti i chiari uomini del suo tempo. 11 Petrarca scrisse allora al re Roberto per consolarlo di tal perdita, e gli mandò l'epitafio pel p. Dionigi, dal quale si scorge che il dotto vescovo ad un'ampia erudizione accoppiava tutte le virtù sociali.
      ROBERTO (san) (agiogr.). — Fondatore del monastero della Chaise-Dieu in Alvernia. Era della famiglia di san Giraldo barone d'Aurillac. Si formò alle scienze e alla virtù nella comunità degli ecclesiastici di San Giuliano da Brioude; e ricevuta la tonsura clericale, fu fatto canonico, poscia tesoriere di quella chiesa. Pieno di tenerezza verso i poveri ammalati, ai quali prestava ogni soccorso possibile, curando spesso le loro piaghe, fece fabbricare per essi un ospedale a Brioude ; e zelante del pari per la decenza del culto divino, fece ristaurare ben cinquanta chiese. Deliberato di lasciare il secolo, erasi ritirato nell'abbazia di Cluny ; ma il popolo di Brioude l'obbligò a ritornare alla chiesa di San Giuliano. Roberto andò non molto tempo dopo in pellegrinaggio a Roma.per visitare le tombe dei principi degli Apostoli; poscia fece un altro pellegrinaggio a Nostra Donna del Puy nel Velay. Finalmente si ritirò dal consorzio degli uomini in una solitudine lontana due chilometri e mezzo circa da Brioude, con due soldati ch'egli avea guadagnato a Gesù Cristo, i quali chiamavansi Roberto e Dalmazio. I tre servi di Dio fecero la loro dimora presso una chiesa demolita, procacciandosi il vitto col lavoro delle proprie mani. La fama dello loro virtù trasse in breve tempo presso di essi uu gran numero di persone, e co' soccorsi che vennero loro offerti edificarono il celebre monastero conosciuto sotto il nome di Chaise-Dieu, il quale divenne poi il capoluogo di una numerosa congregazione, che fu unita a quella di San Mauro nel 1640. S. Roberto fece osservare a' suoi discepoli la regola di san Benedetto, e n'ebbe sotto la sua condotta circa 300. Morì il 17 aprile 1067, e non fu seppellito che il 24 dello stesso mese, ch'è il giorno iu cui la Chiesa celebra la sua festa.
      ROBERTO (san) (agiogr.). — Fondatore dell'ordini) dei Cisterciensi, nato nella Sciampagna nel 1018,
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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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