Nuova Enciclopedia Italiana - Volume di Gerolamo Boccardo

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      cenno sul principio di quest'articolo, cioè che sui i freschi si forma un fiore che è d'un purissimo carbonato di calce , generato e dal prosciugamento della calce e del gas acido carbonico dell'atmosfera. Questa pellicola, il color sottoposto e l'arricciatura formano insieme un corpo compatto, e tale da non potersi dividere per istrati. Nell'imbiancatura a secco sui muri, ogni mano di calce fa uno strato, che facilmente si può separare dal sottoposto; nella coloritura- a fresco, il colore si amalgama, e non forma strato; onde necessariamente avviene che volendosi distaccare un fresco, e perciò ridurre a due strati quel che era consolidato in uno, si debba lacerare in infiniti luoghi l'intonaco. Per certo che la cute strappata dal corpo umano diverrebbe uno strazio meu barbaro, perchè meno identica con j quello, cbe il fresco col proprio intonaco. Inoltre uu corpo flessibile come una tela non si stacca da un corpo solido come uu muro senza movimenti curvilinei ; or se piega la tela, non così piega la pellicola calcare colorita dell'intonaco: ma fraugesi in mille luoghi, e mal poscia aderisce ad altra superficie che non sia la sua, fòss'auco su calce; perchè mal s'appiglia alla calce fresca la calce già asciutta; e posta su tela o su tavola, lascia pure esposta al contatto dell'aria, per quelle tante piccole screpolature, uua parte interna, che prima era difesa dalla patina; onde uua nuova inevitabile alterazione in tuttala sostauzacolorante ; oude novelli 8crepolamenti; poi cadere a piccole squame; in ultimo perdersi in polverìo. Dalle ragioni (di cui non abbiamo accennato che le principali, ammettendo anche somma abilità, destrezza e diligenza nell'operatore) veniamo ai fatti. Ove souo quelle tante pitture, staccate dal muro in sul principio del secolo scorso e nei primi anni di questo secolo? Ci si dica ove siauo quelle maravigliose opere di Paolo Veronese, che ornavano Castelfranco, e pel cui distacco Filippo Balbi, diligeutiasimo scorticatore degli antichi , menò tanto vanto? Dove souo le celebrate pitture di Giulio Romano, staccate iu Mantova dal Contri ? dove quelle della cappella di Sau Macrubio? Dove i bei freschi di Sanimachiuo, che il Succi levò dalla Chiesa deila Madonna degli Angeli a Bologua, e quelli del Cavedoue da lui staccati a San Michele in Bosco? ove quelli tolti al palazzo Foscari alla Malcontenta, insigne fabbrica palladiana in sulla Brenta presso Veuezia, di Paolo e dell'ottima sua scuola? Fu spogliato questo edifizio sul pretesto che minacciasse, ruma: ora la fabbrica sta, e i dipinti perirono. Perirouo i quadri operati dal Contri; perirono anche parecchi, i quali, pochi lustri fa, staccava iu Italia la francese Périer; e restano per contrario e dureranno forse ancora dei secoli tauti freschi, dei quali già si gridava imminente la rovina, uffiuchè intimoriti da ciò quelli che presiedevano alla loro couserva-zione buttassero via danari per istaccarli e per farli in breve ora divenire cadaveri e quindi perire. Perciò la posterità deve essere grata a Leopoldo Cicoguaro, che gugliardameute si oppose al distacco di varie egregie pitture di Paolo Veronese nella chiesa di San Sebastiano di Venezia, e che poscia iu uno scritto inserito uq\Y Antologia di Firenze (voi. xvm, faso- di maggio del 1825) indagò e fecevedere i danni molti e gravissimi che ne derivarono; non ostante che a preservare poi le pitture così distaccate, molti abbiano vantato certe loro vernici, certe preparazioni di cere e d'olii, le quali al primo momento parevano rifiorirle, e dopo pochi mesi le annerivano, e precipit avano la loro per dita. Niuna fede pertanto alle ciarlatanerie ; niuna a questi portentosi ritrovatori di secreti, se prima il tempo e l'esperienza non avrà loro fatto ragione. Queste preparazioni cerose ed oleose furono usate con buon frutto nel ristauro delle antiche pitture sul muro state lungo tempo a marcire sotterra, e abbrunite dal fumo o dalla muffa; ma fa d'uopo osservare che queste per lo più erano ad encausto, epperciò nel corpo del dipinto contenevano della cera; che inoltre non erano state frantumate pel distacco dalla natia parete ; ma la superficie loro rimaneva solida e liscia, epperciò atta ad essere egregiamente ripulita. Noi pertanto non possiamo a meno di consigliare il primo metodo, quello cioè di segare l'intera pittura in un col muro, quando si trattasse veramente di rovina e d'impossibile riparo; e di ridurle a quadri, ma sempre nel loro stato originale, come vediamo essersi fatto con felicissima riuscita in molte città d'Italia e fuori. Couservansi infatti a questo modo quarantatre bellissime opere dell'antica scuola lombarda e di quella di Leonardo da Vinci, che formano uno dei più begli ornamenti della Pinacoteca dell'Accademia di Milano; così conservausi i dipinti scavati nelle antiche terme romane;così quelli pure d'Ercolano e di Pompei; così veggiamo ed ammiriamo le non mai abbastanza celebrate Nozze Aldobrandine.
      Che se il muro non minacciasse rovina, e potendosi ristorare non giovasse denudarlo della pittura, allora, fatti prima i uecessarii lavori pel riparo dall'intemperie e dalle acque, si procede al ristauro iu questa guisa. Prima di tutto conviene osservare come, da che e in quale cosa cousiste il danno, per riparare ciascheduna a mano a mano. Se il dipinto è diventato nero, siccome accade spesso nelle chiese pel fumo delle molte candele che vi si accendono, e per quel certo vapore che nelle calche di gente si appiglia al muro e vi attacca la polvere, allora il miglior partito per tergerlo è la mollica di pane. Presa questa e rassodatala entro le dita, come fa il disegnatore per togliere il troppo nero della matita su d'una accademia od un chiaroscuro, vi si passa leggermente sopra; e quel certo che d'appiccaticcio che ha la mollica del pane porta via seco la polvere e la fuligine ; ed il fresco lascia rivedere le prime sue tinte. Così fu nettato, non è molti anni, il famoso Giudizio di Michelangelo; così furono gli altri dipinti della Sistina. Avvieue spesse volte che la prima pelle del fresco rimanga intera, e che l'intonaco tuttavia per causa di stil-licidii o per altro non sia più coerente col muro, ma unito ai lati, per di dietro faccia vescica. Si conosce ciò, se percotendolo leggermente e con cautela, risuona sordamente. In questo caso, affinchè qualche scossa della fabbrica od altra causa accidentale non faccia sbalzare via quella parte mal ferma, si scelgono chiodetti sottili d'ottone con testa piccina, e senza percuotere (per non dare scosse) ma solo spingendoli si fanno entrare nel sodo, e^.ooQle


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Nuova Enciclopedia Italiana - Volume XIX (parte 2)
Dizionario generale di scienze lettere industrie ecc.
di Gerolamo Boccardo
Utet Torino
1885 pagine 1280

   

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