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Cronica Giornaliera delle Province Napoletane
dal 1. marzo al 31 dicembre 1869
C. De Sterlich
Tipografia delle Belle Arti Napoli, 1869, pagine 620

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a cura di Federico Adamoli

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   cronaca napoletana
   te è grave sventura per Y Italia che ella illustrò con le opere e col cuore.
   Le lettere e la poesia furono per lei una seconda esistenza. Seguitare questa egregia donna in tutto ciò che venne dettando, sarebbe arduo proponimento: chè fin da giovanetta, ammaestrata da quel grande letterato che fu Simeone Oliva suo padre, dette a parlare del suo bello ingegno con i versi che pubblicò dapprima su per le strenne e per i giornali, e poi con la tragedia Ines de Castro tanto applaudita in vari teatri della penisola.
   E mentre da una parte si facea segno alla universale ammirazione per le doti della mente, tutti erano compresi di amore a vederne la vaghissima persona.
   Ma chi degnò della sua mano?
   Fortuna volle che andasse sposa a Pasquale Stanislao Mancini, napoletano anch' egli ed uno fra i più illustri oratori e giureconsulti che sono oggi in Italia.
   Poche donne giungono a portare le tradizioni paterne nella casa coniugale, pochissime in essa a continuarle. Non così la Beatrice: chè giunta in quella di un tanto uomo, la sua beli1 anima trovò chi l1 intese e con essa s1 immedesimò. E però, come uno fu sempre l'amore che accese entrambi, uno fu il culto che ebbero insieme alla scienza, al bello e alla patria.
   Accanto ali1 uomo del suo cuore e da lui ispirata, ella potè quindi proseguire il suo nobile cammino. E nel paese nativo e in quelli ove la spinse l'esilio, cantò versi che tornano a gloria d'Italia.
   A differenza pure di quasi tutte le altre donne, la poesia non le fece mai dimenticare gli obblighi verso la famiglia. Ch' ella non li ponesse in oblio, ne fanno fede
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