— 229 —
LETTERA DI SCHERZO
Alla Contessa Caterina Livia di Furstevnberg.
Ch'io non dica mal di Germania? come no! Strade pessime e leghe etera»; montare e scender del continuo, e passar mille fiumi con mille pericoli: nevi sino al ginocchio, venti che fendon le labbra e le orecchie. E ch'io non dica mal di Germania? Osterie sudice; ostesse che subito inlordan, non toccan la mano; stufe puzzolenti, vini che tuttavia tirano al mosto; vivande piene di spezierie. E ch'io e non dica mal di Germania? Alloggiare ora fra Calvinisti ora fra Luterani; non poter dir messa nè udirla nelle feste principali, camminar mille giorni senza trovare alcun luogo di qualità. E eh' io non gridi contro Germania? Non creda però V. S. Illustrissima, non creda sì facilmente tutto quello che scrivo. La verità è eh' io non ho voluto dirla quasi in niuna delle cose, che ho scritto. Scherzo è stato il non dirla, e mi pareva appunto di scherzar tuttavia fra le conversazioni solite di Brusselles. Mi disdico dunque. Ho trovato trattabil cammino, leghe tollerabili : passai il Reno e il Danubio felicemente: osterie molto comode; ostesse amorevoli, e che, secondo lo stil del paese, vorrébbono entrar meco a tavola: stufe tiepide e pulitissime; vini molto saporiti del Reno e del Necker; Calvinisti e Luterani, il cui Calvino e Lutero non è altro che i) mangiare e il bere. Questi sono quei tanti mali che finora ho patiti in Germania, e che dovrò patire sino al mio arrivo in