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Capitolo terzo
Ma Garibaldi non sa darsi pace e corre per la penisola e rianima gli sgomenti e ravviva la fiamma, e rannoda le file disperse. — O Roma o morte! — dice anche una volta, e i suoi più devoti sommessi ripetono il giuramento.
Nel settembre del 1867 gli animosi eran pronti, ma il Governo italiano, a cui Napoleone III aveva fatto sapere esser deciso a difendere il Papa, il giorno 23, infausto giorno! arrestato Garibaldi, lo fece ricondurre a Caprera.
I suoi volontari non ristanno però, e da più parti varcano i confini dello Stato pontificio, e altre vittime vengono sacrificate dalle soldatesche del Papa Re.
II carnefice di Pio IX mostrerà al popolo piangente le insanguinate teste di Monti e di Tognetti ; pochi giorni dopo Enrico e Giovanni Cairoli, con settanta compagni, cadranno a Villa Glori, l'uno ucciso dagli sgherri papali, l'altro mortalmente ferito ; e in Trastevere la sbirraglia massacrerà altri patriotti, e le papali baionette infieriranno sul bel corpo dell'animosa Giuditta Ta vani-Arquati.
Per quanto sorvegliato da quattro navi, Garibaldi riesce a fuggire dalla sua isola, approda in Toscana e giunto a Firenze eccita con roventi parole il popolo alla santa conquista.
E va, e va dove lo porta il suo destino e la fortuna d'Italia: il 26 ottobre s'incontra coi papalini a Monte-rotondo, e li fuga : ma sopraggiungono coi loro chas-sepots i soldati di Francia, e il di 3 novembre, a Mentana — 14 livornesi vi morirono! — i garibaldini sono sopraffatti.