Discorsi d' indole politica, economica e sociale 449
l'Assemblea, con voti quasi unanimi, deliberava « che Roma, capitale acclamata dalla opinione nazionale, doveva essere conquistata all'Italia ».
Il 18 Febbraio del 1861 si apriva la nuova legislatura, e Vittorio Emanuele, entrato nell'aula di Palazzo Carignano coi figlioli Umberto e Amedeo, salutato dal grido: — Viva il Re d'Italia!, — parlava con voce alta e sicura al primo parlamento italiano.
« Il discorso di Vittorio Emanuele — diceva la Gazzetta Ufficiale — fu più volte interrotto da applausi e da evviva al Re e all'Italia, segnatamente nei paragrafi che accennavano a Francia, a Inghilterra, e ad Alemagna, ma appena Sua Maestà ebbe pronunziata l'ultima parola, Parlamento e popolo giubilanti proruppero in unanimi, in si schiette acclamazioni ed in tanti fragorosi applausi che il Re, commosso ed esultante a quei leali segni di riverenza e di amore, contraccambiò iteratamente l'udienza dei più cari ringraziamenti col nobile gesto e col chinare del capo.
In quell'istante sublime Re e Popolo italiano mostrarono aperto ciò che da lungo tempo è racchiuso nei cuori : che in loro uno è l'affetto, uno è l'intento, una è la speranza. Con questa memoranda cerimonia, cessati dopo lunga e dolorosa serie di secoli gli Stati della penisola, ricomincia, auspice Re Vittorio Emanuele, la Storia d'Italia.... »
Tre giorni dopo, in fatti, il 21 di Febbraio, il Conte di Cavour, desideroso di mostrare all'Europa — tolta Inghilterra, tutta di nuovo, ostile a noi ! — che la costituzione del novissimo regno era un fatto compiuto, proponeva al Senato l'approvazione di un disegno di legge di un solo articolo, che suonava cosi: «Il Re Vittorio Emanuele II assume per sè e suoi successori il titolo di Re d'Italia. »
j. gelli. 29