Discorsi d' indole politica, economica e sociale 445
Duca di Genova: la madre, la moglie, il fratello del Monarca, e i nemici d'Italia gridano, bugiardamente sacrileghi e trionfanti, cominciare la giusta vendetta di Dio sul ribelle Sabaudo!
Ma il Re, raffrenate le lacrime, quasi ad assopire il tormento che lo travagliava, con maggiore slancio corrisponde alle vedute di Cavour: le Camere approvano il patto dal minuscolo Piemonte stretto coll'Inghilterra e colla Francia per la guerra d'Oriente, e nei piani di Crimea i nostri soldati si coprono di gloria, e i tre colori sventolano trionfanti fra le bandiere delle potentissime alleate.
Alessandro Lamarmora, il fondatore dei Bersaglieri irruenti, che aveva condotto i suoi militi piumati all'assalto sterminatore, moriva colpito dal morbo asiatico, e le sue ceneri vittoriose giacciono anche oggi dove Egli strenuamente pugnò.
Io mi auguro che in quest'anno, sacro ai ricordi della Nazione, gli avanzi mortali del prode generale possano finalmente tornare in patria, e avervi degna sepoltura, e che i nuovi soldati d'Italia, i nepoti non immemori dei combattenti della Cernaia, possano spargere lauri e semprevivi sulla tomba del primo bersagliere.
E la guerra di Crimea portò presto i suoi frutti, chè, nel Congresso di Parigi, Camillo di Cavour riuscì a far porre la questione italiana fra le più urgenti da risolvere, e poco di poi, Vittorio Emanuele, a Parigi
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