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Capitolo terzo
maggiori guai, le varie parti politiche rumoreggiavano; in alcune città insorgevano, e certi amici del giovane Monarca cercavano indurre, inutilmente però, il Sovrano a meno risolute affermazioni liberali.
Egli, a rompere gl'indugi, lanciava il famoso proclama di Moncalieri, che Massimo d'Azeglio liberale antico e fermo, come capo de' Ministri, firmava.
Preti e vescovi, pieni di bile e di livore, infierivano cogli anatemi, e giungevano fino a negare i sacramenti al Cristianissimo Conte Pietro di Santa Rosa, ministro di Agricoltura, Industria e Commercio ! Eloquente risposta a questi atti nefandi, Cammillo di Cavour, che era stato ministro delle Finanze col D'Azeglio, assumeva la Presidenza del Consiglio della Corona, e dava al Governo un indirizzo schiettamente nazionale.
Ma l'anno 1852 si chiudeva tristamente: a Mantova salivano la forca il Tazzoli, il Poma, lo Scarsellini, il Canal, lo Zambelli, e poco dopo il Grazioli, il Montanari, Tito Speri finivano per mano del boia. A Milano, l'Austria infieriva, e per ordine della inumana polizia fin le donne venivano passate alle verghe. Una insurrezione è domata nel sangue, e l'imperterrito Sciesa, condotto al supplizio lancia il suo Tiremm injianz! ai crudelissimi carnefici. A Parma, dove il bastone di Carlo III, in poco meno di quattro anni, aveva straziato più di trecento persone, il Duca feroce cadeva sotto il pugnale vendicatore. E pure nel sangue, si spegneva un generoso tentativo d'insurrezione in Lu-nigiana.
E la Morte, a far più angosciato il cuore di Vittorio Emanuele, stende le sue negre ali sulla Reggia.
Muoiono Maria Teresa, Maria Adelaide, Ferdinando