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Come devo parlare in pubblico?
Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita
Jacopo Gelli
Ulrico Hoepli Milano, 1912, pagine 464

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Capitolo terzo
   rara e di Livorno, che sacrificarono gli averi e la vita per la libertà; i figli di coloro che dal 1848 al 1870 sui campi di battaglia, negli ergastoli, sulle forche, soffersero e morirono per redimere l'Italia, non sono indegni dei loro maggiori.
   Nelle arti, nelle scienze, nelle lettere, nelle industrie, nei commerci, nelle conquiste del progresso e della civiltà, i nati in questa terra benedetta, che vanta Dante e Leonardo, Michelangiolo e Galileo, Colombo e Garibaldi, nulla ormai hanno da invidiare alle genti di Newton e di Goethe, di Washington e di Napoleone.
   E proprio oggi, in quest'ora, Vittorio Emanuele III, dal Quirinale, trascorre tra la folla plaudente, e mentre solenne martella la campana Capitolina, ascende, Re di 33 milioni di liberi cittadini, il Campidoglio, da cui Roma dettò nei secoli il suo volere alle genti, e parla rammentando il passato gloriosissimo della Patria, ricordando i suoi avi augusti, il padre suo buono, i grandi connazionali, che riuscirono con tenacità instancabile, con fermo core, a compiere il miracolo di unificare l'Italia.
   Al giovane Re nostro, al più democratico dei sovrani costituzionali, che cosi nobilmente impersona le virtù di nostra gente, vada dalla città più liberale di Toscana, da questa Livorno, un saluto reverente ed un plauso.
   E fu miracolo, invero, l'unificazione d'Italia. Chi non rammenta le crudeli parole del Principe di Mettermeli all'ambasciatore austriaco, a Parigi, nel 1847: «L'Italia è soltanto un'espressione geografica, che non ha valore politico » ?
   Come avrebbe potuto credere re Carlo Alberto, quando invano cercata la morte sul campo di Novara
   ?