Discorsi d' indole politica, economica e sociale 437
Sole fécondo il cui fulgido carro dà il giorno e '1 toglie, e sempre nuovo e sempre ugual risorgi, oh! nulla mai tu vegga maggior di Roma.
Dei, concedete ai docili fanciulli puro costume, pace ai miti vecchi, e prole e impero alla romana gente, e gloria e onore.
E passarono i secoli, e l'Impero dei Cesari travolsero e calpestarono le barbariche cavalle, e sulle rovine della grandezza romana Eruli e Ostrogoti, Bisantini e Langobardi, Franchi e Borgognoni e Sassoni e Svevi, si accamparono prepotenti, e alcuni vollero essere Re d'Italia, e la bella poledra, fatta indomita e selvaggia, avrebbero raffrenato con sicura mano, se i successori del maggior Piero, tementi di vedersi tolta la mala acquistata signoria, non li avessero spinti a cimento mortale.
Grande sarebbe stata la Chiesa di Roma, se solo della potenza spirituale si fosse accontentata.
Pensate — e vi ho accennato or ora — che nel 1300 l'Urbe cattolica — e fu l'ultima volta! — apparve signora del Mondo.
Il 22 febbraio del 1299, Papa Bonifacio indisse il primo Giubileo, e all'appello che il vecchio pontefice, dall'apostolico palazzo di San Giovanni in Laterano, lancị all'universo, fu subito risposto con grande ardore, e per tutto il 1300, a torme innumerevoli, affluirono i devoti da ogni parte d'Europa, e
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Vedendo Roma e l'ardua sua opra Stupefacensi, quando Laterano Alle cose mortali anḍ di sopra.