Discorsi d' indole politica, economica e sociale 435
tirannide, sulle rovine di altari crollati, dai quali il sacerdote non levava la voce al Signore, invocando la pace tra gli uomini, ma nel nome di Dio invitava gli stranieri a varcare le Alpi? {Applausi fragorosi.)
Oggi, rispettati al di là degli oceani, che le ferree carene, sul bordo delle quali fiotta il tricolore, solcano rapide; rispettati al di là delle aspre giogaie alpine, che l'ingegno umano ha traforate da ogni parte, che le macchine a vapore percorrono veloci, trasportando lontano i prodotti dell'industria e'dell'ingegno italiano, possiamo con legittimo orgoglio rievocare i casi meravigliosi degli ultimi cinquant'anni della vita nazionale.
Roma, l'eterna, nel lungo volger dei secoli, tra le sue mura, vide passare, trionfatori dei popoli debellati, i suoi Re, e Mario e Pompeo e Cesare, e gli Augusti, trascinanti dietro il carro aureo, a cui erano aggiogate le fiere, vinti sovrani barbari e regine e popoli diversi ; vide imperatori tedeschi, e signori di Francia e di Spagna, e pontefici, ma non mai, come in tre età, lontane fra loro, assistè a fatti grandiosi e degni della immortalità dell'istoria, quali i ludi pel Natale dell'Urbe, rinnovati da Augusto; il giubileo del 1300, istituito da Papa Bonifacio VIII, e l'entrata dell'esercito liberatore per l'aperta breccia il 20 settembre 1870.
In fatti, nelle sue feste secolari Roma affermava al mondo la sua potenza immortale e Cesare Augusto era acclamato imperatore dal popolo prono a' suoi piedi; Papa Bonifazio il magnanimo peccatore, come lo chiamò Benvenuto da Imola, poteva nel 1300 convocare nell'Urbe fatta cristiana i fedeli del mondo, che oranti e adoranti gli s'inchinavano; e il 20 settembre del 1870, cessato il rombo dei cannoni a' quali Nino Bixio faceva
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