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Capitolo terzo
insufficienti per un insegnamento classico non irrisorio. Ora, i classicisti non intransigenti non si oppongono alla istituzione di uno o due licei che conducano all'Università, ma fermamente vogliono che un ginnasio-liceo classico di otto anni sia conservato qual'è o meglio rinforzato, perchè sia classico davvero.
Credaro. (Ministro della Pubblica Istruzione). Ed io che cosa ho detto?
Molmenti. Mi pare di aver sentito ch'ella non sia troppo tenero dell'insegnamento del greco.
Credaro. (Ministro della Pubblica Istruzione). No, no, non ho detto questo.
Molmenti. Meglio cosi. È certo però che anche nell'altro ramo del Parlamento si chiede l'abolizione non solo del greco, ma anche del latino.
Il latino continuerà, non foss'altro per abitudine; — quod coìisuetum est velut innatum est — ma il greco si vuole ad ogni costo abolito.
Si dice che male insegnato e male appreso non serve a nulla.
Ma a che cosa serve la matematica superiore insegnata nei licei? Serve, è vero, a quadrare l'intelligenza, ma è anche vero che il linguaggio greco è più adatto del latino stesso ad esercitare la mente dei giovani allo studio.
E i più insigni maestri di matematica affermano che negli studi superiori scientifici riescono meglio i giovani che vengono dai licei, che quelli provenienti dagli Istituti tecnici.
Uno dei passati Ministri dell'istruzione aveva già preparato un decreto, che aboliva nei licei l'insegnamento del greco.
Quando il decreto stava per esser presentato alla firma del Re, ecco improvviso si presenta al Ministro
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