Discorsi d' indole politica, economica e sociale 429
L'onor. Molmenti obbediva all'idealità dell'arte che è tanta parte della sua onorata esistenza; io obbedivo al dovere di mantenere la disciplina che deve essere sentita anche da quelli che stanno molto in alto; anzi io direi che quanto più in alto è il cittadino, tanto più vivo egli deve sentire il dovere della sottomissione allo Stato e alle sue leggi. Perchè l'on. Molmenti mi ammetterà che la forza di una nazione non sta tutta nella forza dell'esercito e nella ricchezza materiale, ma sopratutto nella disciplina spirituale, che ci deve guidare in ogni atto della vita pubblica.
L'on. Molmenti, io credo, sarà d'accordo con me nell'approvare il sublime precetto di Socrate che « allo Stato non si deve fare ingiuria neppure quando lo Stato ingiuria ».
L'on. Molmenti ha detto ieri che io ho usato parole aspre nell'altro ramo del Parlamento verso di lui, verso Camillo Boito e verso gli altri Presidenti degli Istituti di belle arti e delle Accademie, che mi scaricarono addosso una piccola gragnuola di telegrammi di dimissione dai loro uffici, perchè non avevo presentato al Parlamento il disegno di legge pel miglioramento economico del personale degli Istituti di belle arti e di musica. Può essere che io abbia usato alla Camera qualche parola aspra nel giudicare questo atto di dimissioni collettive ; ma ognuno parla come è fatto e io sono figlio dell'aspra montagna. Ma se la parola è aspra, il cuore mio verso l'on. Molmenti, verso Camillo Boito e i loro colleghi, fu dolce quel giorno che parlavo alla Camera, come è dolce oggi perchè apprezza tutti i loro servizi verso l'arte e verso il nostro paese. ( Vive e generali approvazioni. Applausi.)
Molmenti. Due parole soltanto per rettificare una circostanza di fatto.