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portune o con ignobili costruzioni, o cogli obbrobriosi segni della odierna récla?ne, quell'insieme di bellezze naturali e di bellezze artistiche che, con parola moderna, chiamasi ambiente.
Quindi io esorto il ministro dell'istruzione pubblica a voler accogliere il voto del Senato e tradurre in disegno di legge quell'ordine del giorno, votato già in quest'Aula nel gennaio del 1909 e col quale s'invitava il Governo a presentare una legge per la difesa del paesaggio italiano.
Non basta, ad esempio, per Venezia, che i suoi quadri e le sue statue non vadano ad arricchire le gallerie artistiche; non basta restaurare i suoi monumenti maravigliosi, perchè l'arte, la storia, la tradizione, la divina poesia di Venezia sieno rispettate. Dopo l'orribile governo che si è fatto della bella città, incombe oggi su Venezia un nuovo pericolo. Nel più bel punto della laguna, sull'isoletta di S. Elena, si è deliberato di costruire uno di quei nuovi quartieri, brutti di uggiosa bianchezza. Si è nominata una Commissione, della quale faccio parte anch'io, per decidere quale fra i progetti presentati sia il più accettabile, ma non credo sia da dimenticare il desiderio manifestato dal Consiglio superiore delle belle arti, di volere anch'esso esaminare quei progetti.
E quasi ciò non bastasse, si parla sempre di un ponte-strada, che metta in comunicazione Venezia colla terraferma e offra passaggio a veicoli, a pedoni, a tranvai. In modo che non è perduta la speranza di vedere il tranvai non lunge da piazza San Marco.
Per fortuna si è trovata ora una specie di transazione, e fu accolta la proposta di allargare il ponte della strada ferrata. In fatto di comunicazioni anche questa è una via d'uscita. Ma il vecchio progetto