Discorsi d' indole politica, economica e sociale 425
di qualunque considerazione, e senz'altro telegrafò al sindaco chiedendo di esaminare il disegno di sventramento, prima che fosse tradotto in realtà. Fu un arbitrio, un fiero colpo a quelle tali prerogative dell'autorità municipale, di cui è cosi tenero il sindaco di Roma, ma quell'arbitrio salvò allora Venezia da un grave danno. Felix culpa! Vero è che, se non il taglio cesareo stabilito, Venezia ebbe a subire altre inconsulte operazioni chirurgiche e nessun Ministro se ne curò. Ora, io vorrei che fosse in facoltà di chi regge le cose dell'arte italiana di impedire certe profanazioni edilizie, che si commettono nelle principali città italiane, nei grandi centri artistici, tutti pieni ancora di memorie gloriose, come Firenze, Roma, Venezia. (Approvazioni.)
In uno Stato cosi accentratore come il nostro, è veramente curiosa la libertà lasciata ai Comuni di fare, disfare, sciupare il patrimonio artistico della nazione. L'intervento dello Stato sarebbe legittimo, e su questo argomento la Francia, la Germania, perfino la Spagna, hanno severi provvedimenti legislativi.
La recente legge sulle antichità e belle arti, compilata con provvidi concetti di rigore dall'on. Rosadi, pone finalmente ostacoli all'esodo delle opere d'arte di massimo pregio, e con encomiabile spirito di conservazione, vuole restaurati i monumenti rovinosi, sacri all'arte e alla storia.
Ora, per quanto mi addolori il vedere trasmigrare in paesi stranieri statue, quadri e tante belle e preziose cose; per quanto grande sia la mia tristezza dinanzi al miserando spettacolo di qualche insigne monumento, colpito dalle offese del tempo e degli uomini, pure a me sembra ancor più urgente e doveroso aver cura che non si muti l'aspetto caratteristico di molte città italiane, che non si deturpi con demolizioni inop-