Capitolo terzo
Il pensiero ricorre con tristezza alla rinnovazione del centro di Firenze, che ha distrutto le venerande dimore dei Vecchietti, dei Della Luna, dei Media, degli Amidei, dei Cavalcanti, dei Brunelleschi, i primi abitatori illustri della città. Se, fatta l'espropriazione generale, si fossero distrutti i depositi di merci sporche, si fossero demolite le costruzioni superflue, che si erano attaccate come lebbra ai vecchi venerandi monumenti, ritornava intatta, fuori dal sudiciume, la città medievale, più bella e più sana senza dubbio della città pot-bnille, che fu fabbricata su quella.
Quello che dico di Firenze si può dire a maggior ragione di Venezia.
Venezia non deve certamente rimanere immutabile, mentre tutto intorno a lei è movimento e vita; ma, fra la smania sacrilega di tutto rinnovare e le esagerazioni di coloro che vorrebbero conservato il sudiciume per amor dell'antico, c'è il posto per un'opinione temperata. L'igiene non richiede sia tolta a Venezia la sua impronta caratteristica, e contro il pericolo di veder ridotta Venezia ad una delle noiose e monotone città moderne^ dovrebbe insorgere primo il supremo rettore dell'arte italiana.
Mi si permetta, se non annoio...
Voci : No no.
Molmenti. ... mi si permetta adunque di ricordare un aneddoto molto significativo. Parecchi anni or sono, a Venezia, un progetto di sventramento, anzi quaranta progetti in uno, votati dal Consiglio Comunale, stavano per aver principio di eseguimento. Era allora Ministro della Pubblica Istruzione l'on. Boselli, anima mite e gentile, la meno disposta alle ribellioni ; ma il Boselli ha ingegno fine e fornito di molta cultura, e in lui l'amore dell'arte e dell'unica Venezia fu più forte