Discorsi d' indole politica, economica e sociale 423
affetta, anzi, un olimpico disprezzo per le inutili esigenze dell'arte. E questa indifferenza ha guadagnato anche quelli che dovrebbero essere i supremi rettori dell'arte. Onde non sembrerà inutile ch'io rivolga poche domande al Ministro, per averne, io spero, risposte rassicuranti.
Non si sarà dimenticato come il primo magistrato di Roma, respingendo, in pubblico Consiglio comunale, il giudizio del Consiglio superiore di belle arti, contrario al congiungimento dei Palazzi Capitolini, abbia detto con tono reciso, quasi di dispregio, che a malgrado degli artisti, quel progetto si sarebbe effettuato, come si sarebbe tradotto in realtà anche l'infelice progetto di piazza Colonna, giacché al disopra dell'autorità degli artisti stava l'autorità del Municipio, il quale poteva fare quel che meglio gli piaceva. Non discuto la forma di questa affermazione; soltanto mi permetto di osservare che questa affermazione implica una questione di massima, che non può preoccupare chiunque abbia il culto e l'amore di questa nostra antica patria.
Non è esatto che per quanto concerne i Palazzi Capitolini, che sono monumento nazionale, il Municipio possa sottrarsi alle leggi che gl'impongono il rispetto alle deliberazioni del Ministro della Pubblica Istruzione, ma è pur troppo vero che, per quanto riguarda piazza Colonna, il cui progetto rientra nel piano regolatore della città, il Municipio ha una libertà d'azione, per vero dire, assai malaugurata. Ora questa licenza (non profaniamo la bella parola di libertà), questa licenza del Comune di fare e disfare a proprio piacimento, non è un caso isolato. Dalle maggiori città italiane, insigni per monumenti maravigliosi, alle città minori, che pur quasi tutte vantano qualche notevole monumento, dovunque imperversa il turbine devastatore del piccone demolitore, della calce, del rettifilo. (.Approvazioni.)