Stai consultando: 'Come devo parlare in pubblico? Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita', Jacopo Gelli

   

Pagina (436/479)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (436/479)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Come devo parlare in pubblico?
Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita
Jacopo Gelli
Ulrico Hoepli Milano, 1912, pagine 464

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   422
   non sarebbe un gran male. Soltanto è lecito domandare: che cosa vi si sostituisce? Le case dell'arte, si risponde, le scuole libere, dove artisti celebrati possano raccogliere intorno a sè giovani volonterosi da sorvegliare più che da dirigere, da aiutare col consiglio, ma più da spingere innanzi coll'esempio. In altri termini, la bottega dei vecchi tempi, la bottega del glorioso Rinascimento italico. Senonchè i tempi e le condizioni dell'arte sono radicalmente mutate. Nei vecchi tempi i municipi, le congregazioni religiose, le consorterie delle arti, i privati cittadini erano mecenati munificenti, e gli artisti col pennello ardito e fecondo, aiutati dai loro discepoli, riempivano le vaste pareti delle chiese e dei palazzi. Ora il pittore misura la tela a centimetri, ed impiega parecchi mesi per dipingere il quadretto, che sì e no venderà, perchè vada ad adornare le odierne piccole stanze borghesi. Non conosce le condizioni odierne dell'arte chi sogna di far risorgere la vecchia bottega, dove una legione di discepoli era appena sufficiente ad aiutare il maestro affaccendato in cento commissioni.
   A proposito d'arte mi si consenta ricordare una strana teoria enunciata in quest'Aula da un altro Ministro dell'Istruzione, il quale notava che la coscienza artistica italiana si è fatta in quest'ultimi tempi più nervosa e vi è un eccesso di sentimentalismo artistico che rasenta lo snobismo. Ma è vero ciò? Pare a me, deve-sembrare a tutti, che il mondo trasformandosi in una immensa officina, abbia anche trasformata quella bellezza molteplice, che formò un giorno la gloria della nostra Italia. Fra le ansie della speculazione e le abitudini della vita nevrotica, la società va perdendo ogni senso estetico. Altro che sentimentalismo artistico ! L'odierna borghesia, intesa agli interessi materiali,