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Come devo parlare in pubblico?
Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita
Jacopo Gelli
Ulrico Hoepli Milano, 1912, pagine 464

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Capitolo terzo
   Io non ho varcato il mare giammai ; non ho veduto mai nelle terre d'oltre Atlantico esercitarsi la paziente fatica del minatore o del boscaiolo italiano ; ma quando nelle profonde gallerie dell'Albula sentii l'accento dell'uomo d'Abruzzo salito a portar l'opera sua in quella cosi straniera natura, pensai con tenerezza infinita qual suono debbano dare le parole del nostro santo linguaggio battendo sulle roccie o sui tronchi delle miniere di California, o nelle alte foreste del Kansas....
   Sacro retaggio, l'idioma dei padri, disposato cosė alle vicende, alle opere e alle fortune dei nostri errabondi fratelli : ed esso si salverebbe da sč ove la patria, che ce lo apprende non appena usciti alla luce, sapesse altresė rendere a tutti i suoi figli meno travagliata, meno incerta, meno avara la vita, ed essa li congedasse ai mercati del mondo meglio sicuri e muniti, meglio disposti a fronteggiare in ogni sua forma l'usura straniera.
   Provvedano a questa vasta e profonda bisogna i pių grandi istituti della gente nostra; pago di pių tenue ufficio, il sodalizio che si denomina da Dante, miri, fin d'ora, pur nelle condizioni presenti, e confidando in un pių lieto futuro, a che nulla si perda dell'avito linguaggio, dovunque battano cuori e fervano opere di italiano, tanto che queste e quelli, nulla osteggiando o respingendo di ciō che č buono negli altri, serbino tuttavia l'impronta nativa della stirpe da cui sono usciti, e assicurino all'Italia la sua parte nel lavoro multiforme e diffuso del genere umano.
   E crescano allo scopo le scuole, ove aleggi l'anima della patria, che chiamino a raccolta i figli dei figli d'Italia, sė che essi ne ricordino il nome ogni giorno, lā nel tumultuoso frastuono delle grandi metropoli straniere, o, pių vicino a noi, presso le terre che odono