162
Capitolo terzo
l'istruzione liberandone del tutto il bilancio comunale. Il paese è povero in canna e non gli par vero di alleggerirsi le imposte. Ed ecco tosto lo Schulverein austriaco aprire una scuola ed un asilo. Di ragione la maestra è tedesca e le è per giunta inibito di proferire nemmeno una parola italiana (Italienisch gaìiz verboterì). La poveretta s'ingegna del suo meglio e fa assegnamento sulla cooperazione di cinque o sei scolari schietti tedeschi che frequentano ancor essi le sue lezioni. In capo ad un anno i cinque o sei piccoli tedeschi hanno imparato a parlare italiano e nessuno degli italiani ha imparato pure una parola di tedesco.
E qui si noti che la propaganda per la lingua tedesca non è opera del solo Schulverein in Vienna, ma che anche vi concorre quello di Berlino il quale stanzia senza farne mistero nel suo bilancio, la somma destinata alla germanizzazione del Trentino. Ed il senatore Villari commenta: Se la Dante Alighieri vuole aprire una scuola italiana in mezzo a popolazioni italiane, questo è proibito. Aiutare gli italiani a studiare la propria lingua è una colpa, aiutare i tedeschi a germanizzare gli italiani è un diritto ed un dovere.
Per buona sorte nei paesi dove una lingua è risonata da secoli, essa ha nell'animo di chi l'apprese dalle labbra materne e la parlò fanciullo e giovinetto, così profonde radici, che lo estirparla è impresa di grande e lenta mole. Sui bastimenti del Lloyd e sulle navi della marina austriaca furono da più anni introdotti i comandi in lingua tedesca, e fino a che il mare è liscio e tacciono i venti, essa vi risuona obbedita. Ma che dalle gole triestine irrompa la Bora e subito l'antico e profondo italiano che ne conosce da secoli la violenza ed i ripari, ripiglia l'impero e rinnova gli asciutti comandi che già guidarono le galee veneziane alla conquista dell'Oriente.