Discorsi vari intorno alla bandiera
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certo che nell'America meridionale, specie nelle città litoranee ed in quelle a non oltre due giornate dall'Oceano, l'azione della Dante Alighieri consegue una pienezza di effetti che dovrebbe essere a tutti noi di grandissimo incitamento.
Ogni minimo aiuto alla nazionalità linguistica, colpisce nel segno e spesso lo soverchia con beneficio. Anche nell'interno essa si adopera, ma con effetti più tardi. Le giovano la volonterosa cooperazione dei nostri connazionali non intralciata punto da sospetti governativi. E giova oltre ogni credere che sia azione iniziata in Italia, non sospetta di reconditi fini e di inframmettenze locali.
Perchè quanto più ci allontaniamo dalla patria, tanto più cresce bensì nell'animo nostro l'affetto che le portiamo, ma insieme e nella stessa misura si ravvivano e s'armano alla guerra, cosi le buone come le malvagie qualità della razza.
Chi visitando l'America, anzi le due Americhe, non ha avvertito e lamentato in cuor suo il numero strabocchevole di società italiane, fondate a scopo di beneficenza, di passatempo, di mutui puntelli, di parate o che altro si voglia? Quando ci si trova in quattro, dice un vecchio proverbio francese, si giuoca alle carte; in America non appena gli italiani si ritrovano in quattro, essi fondano una società a sfoggio di titoli e di vessilli. Per lo più sono titoli militareschi, i quali consentono, anzi suggeriscono la divisa e le parate. Sono Lancieri di Firenze, Usseri di Messina, Carabinieri livornesi, Cacciatori del Sila e via dicendo, tutti dal più al meno camuffati a foggie od a colori dell'esercito italiano o dei volontari garibaldini, tutti colonnelli e tutti copiosamente fregiati di croci e medaglie. Fin qui poco danno e bisogna pur dire che a gara di parate carne-