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Come devo parlare in pubblico?
Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita
Jacopo Gelli
Ulrico Hoepli Milano, 1912, pagine 464

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   il vero, non la lingua italiana essi abbandonano, ma qualche rozza parlata dialettale, circoscritta qui in poco spazio di terre ed ignota laggiù al maggior numero dei loro connazionali. Come si persuadono che il loro domestico linguaggio non è in quei paesi un sufficiente mezzo di comunicazione, inaspriti oramai, per miserie sofferte e per velenosi commenti che ne intesero, contro la madre patria mala nutrice dei suoi figli, deliberati di non riporvi mai più il piede, essi adottano o meglio ricevono senza resistenza un idioma ibrido che a poco a poco li avvicinerà alla lingua dominante. Lento lavoro che in capo a due generazioni e data l'affinità fra la parlata italiana e la spagnuola, volterà in scorretto spagnuolo il loro italiano spurio.
   E di questo fatto lamentevole la maggior colpa spetta a noi, non a noi della Dante Alighieri, ma a noi tutti quanti siamo cittadini d'Italia, che a tacere d'altro, facciamo bensì le leggi, ma non vi poniamo mano. Perchè quell'abbandono della lingua patria avviene in special modo di quelli che non l'appresero mai quantunque fino dall'infanzia già si facesse loro obbligo d'impararla. Finora il danno di tali abbandoni linguistici è scarso, ma pur converrebbe mettervi riparo e tenere a mente che il riparo si ha da mettere qui e non oltre l'Atlantico.
   Da questo tarlo in fuori, chi osservi le città ove risiede l'emigrazione, non dico la colta soltanto, ma quella che può speditamente comunicare a parole con i connazionali di ogni provincia d'Italia, vi ritroverà una così ferma virtù di resistenza linguistica da meravigliare. E avvertirà di subito come la vita patria vi si rifletta quasi magnificata da un indice ingrossatore. E
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