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Capitolo terzo
il giorno che si scriverà una storia austera della civiltà, voglio dire una storia a computo dei benefizii ad essa recati, meglio che dei benefizii ricavatine, io mi domando se i coloni italiani primi dissodatori delle regioni incolte (110 nian's land) nel centro delle due Americhe, non risulteranno aver recato alla conoscenza, alla ricchezza, alla fruizione della terra un maggior contributo di quello che apportarono i Clive, gli Hasting ed i loro seguaci, fondatori e rassodatori dell'impero britannico nelle Indie orientali.
Sarebbe stata una grande ventura vostra, o signori, se ad inaugurare questa bandiera fosse venuto da Firenze il senatore Pasquale Villari che fu per tanti anni solerte ed autorevole presidente della Dante Alighieri, che ne espresse in una serie di bellissimi discorsi gli intendimenti e le fortune. Nessuno più degno di lui di tenere a battesimo questo nuovo vessillo della Società, nessuno più illuminato ed eloquente espositore dei progressi compiuti ed indicatore di quelli da compiere. A chi legga la serie dei suoi discorsi raccolti non è molto in volume, sarà agevole avvertire la vigorosa e continua ascensione della nostra Società. Certo delle consimili europee, l'austriaca, la tedesca, la francese e la slava, la nostra cui spetta il maggior compito oltre l'Oceano ed il più arduo nella conca mediterranea, contro cui convergono le avversioni congiurate di tutte le altre, la nostra è la meno fornita di mezzi pecuniari, e la meno sorretta dagli aiuti governativi. Chi volesse estrarre dai discorsi del Villari, pur tanto bollenti di rattenuto e pensieroso amor patrio, l'enumerazione dei bisogni cui provvedere, ne avrebbe l'animo dubitoso e scoraggiato, ma chi ponga mente ai molti ed ardui risultati conseguiti, e con quali mezzi e fra quali palesi ed occulte difficoltà, chi enumeri gli aiuti indiretti che