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idee che ci affratellano tutti. Non compendia essa tutti i modi, tutte le attività della patria, quali siano le nostre divergenze di pensamenti, d'interessi, di aspirazioni e di condotta? In questa Italia per tanti secoli disgregata dalle dissidie provinciali e partigiane, non è inopportuno che a radunanze di cittadini intese al pubblico bene, intervenga un simbolo unificatore che dalle discrepanze dei metodi ci sollevi a quelle semplici verità primordiali che ci raccolgono tutti in spontaneo consenso.
I suoi colori ci richiameranno alla mente l'infinito numero di altre consimili bandiere che garriscono coi venti della Pampa o coi cicloni che l'Alasca manda all'America settentrionale, o pendono cenciose nei più luridi crocicchi di Nuova York, di Chicago e della Nuova Orléans. Ed altre ne richiameranno, che mai non videro il sole e lo attendono con fede ostinata, riposte senz'asta, con vigilante e tremebonda cautela insieme coi più gelosi tesori famigliari. Essa ci condurrà, col pensiero, alle insegne di S. Marco e di S. Giorgio che sventolarono su tutti i lidi mediterranei e vi recarono dopo tanti secoli oscuri, il primo albore della nuova civiltà e la ricchezza dei traffichi restaurati, onde la giovane lingua d'Italia si mescolò alle parlate barbare e le soverchiò ed in più luoghi ne cancellò ogni traccia e solo colle latine fu in fraterna relazione di ricambi ma con durevole predominio, cosi che nei porti di Provenza, di Linguadoca e d'Aragona non fu un tempo chi non l'intendesse, e ancora il parlare marinaresco ne serba copiose tracce.
Gioverà a tutti noi essere indotti in quell'ordine di pensieri ed in quelle memorie. Non per invidia di non rinnovabili grandezze, ma per coscienza del posto che ci spetta nella vita del mondo, per custodia di ragioni