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Capitolo terzo
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La « Dante Alighieri » e la difesa della Lingua italiana (').
Eccellenza, Signore e Signori,
La lingua e la bandiera sono i due più universali segni di riconoscimento e di raccoglimento fra le genti nate nello stesso paese. Non c'è mente così incolta che non riconosca i colori della patria bandiera, che dalla loro vista in terre straniere non sia indotta in subite
(') Fin dal 1902 erasi costituita in seno al Comitato Milanese della « Dante » una Commissione di signore, presieduta dalla duchessa Melzi d'Eril Barbò, allo scopo di donare una bandiera al Comitato stesso. Nel 1904 la gentile iniziativa fu condotta a compimento, col concorso della Commissione direttiva delle signore in carica per quell'anno e presieduta dalla signorina prof. Rosa Errerà; eia bandiera tricolore, con l'effigie del Divino Poeta dipinta dall'illustre pittore cav. Giacomo Mantegazza, sormontata dalla figura allegorica dell'Italia con la croce Sabauda, fu solennemente inaugurata il 28 maggio 1905 nel Salone detto « delle Statue » al Castello Sforzesco, in occasione delle feste turistiche, indette dal Touring Club Italiano, che con alto pensiero patriottico volle assumersi la organizzazione anche di questa festa.
Fu madrina la Nobil Donna Marchesa Remigia Ponti, consorte al sindaco di Milano, il quale apri la cerimonia con acconcie ed applaudite parole. Parlarono dopo di lei il Presidente del Comitato di Milano, il mite e sapiente prof, comm. Giovanni Celoria, e finalmente il compianto Giuseppe Giacosa, oratore designato, che pronunciò il nobilissimo discorso che qui si rida in luce ad esempio dei giovani e dei vecchi.
Alla cerimonia assistevano un numero grandissimo di soci della « Dante Alighieri », di signore e cittadini, le autorità tutte e S. E. Del Balzo, sottosegretario di Stato per l'Agricoltura, l'Industria e il Commercio.