Discorsi vari intorno alla bandiera
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aperto, ' luminoso ed alto, dove possa tutti ammonire e confortare con la sua vista, dove eccella su tutto e su tutti, come deve Dante. Ma questa semplicità importa grandezza di proporzioni, dignità di materia, eccellenza d'arte, perchè Dante si deve onorare in modo degno: non si può erigere a lui un monumento come a tutti gli altri. Ecco la ragione della cifra egregia. Se a rendere cosa reale questo pensiero occorrerà somma minore, tanto meglio. I commissari eletti dagli offici provvederanno a ridurla, ovvero sarà il primo caso che un preventivo superi un consuntivo, e non sarà cattivo esempio di correttezza.
Noi confidiamo che il Parlamento approvi la nostra proposta e possa cosi nel 1911, quando la patria festeggerà il suo cinquantenario, sorgere, senza'retoriche cerimonie, come degna celebrazione della data, come degno testimonio della coscienza nuova, il monumento a Dante Alighieri in Roma.
In questa Roma, dove a gara repubbliche e imperatori vogliono collocare le figure marmoree di quei poeti che rappresentano il genio e lo spirito dei loro popoli, che ne sono la voce: qui dove Goethe e Victor Hugo si ricordano ogni giorno al popolo, non deve, non deve mancare il monumento del nostro poeta nazionale.
Egli risorga a dimostrare come sia vivo e venerato nella coscienza dell'Italia nuova; egli risorga con l'altezza vertiginosa del genio suo a confortarci ancora nel paragone, a ricordare che il più possente genio, il più alto poeta del mondo cristiano, è genio e poeta della stirpe nostra.