Discorsi vari intorno alla bandiera
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civili e insieme riconosciuta e rispettata dalle potenze cattoliche, che pur prestano fede al capo della cattolicità.
Dante dunque rappresenta in qualche modo l'impero laico. Il suo genio, ardente di fantasia, lucido d'ordine e di ragione, nutrito di scienza, possente di virtù significativa, non incarna forse nella sua più alta e luminosa espressione il genio della stirpe nostra?
E a chi, a chi dunque leveremo noi un monumento • se non lo inalzeremo a lui?
Alla gloria di Dante è impari un monumento, dicono coloro che si sentono smarriti innanzi a tanta grandezza, dicono gli « snobs » dell'intellettualismo. Oh, certo ! Ma non è per rivelare la gloria di lui che noi vogliamo inalzarla a onore dell'età nostra, a significazione della nostra coscienza d'italiani, che in Dante vedono o sentono il più radioso ed alto impersonamento del popolo attraverso i secoli della storia.
Il nostro tempo fiacco e degenere è indegno di Dante? Ciascun tempo ha le sue virtù ed i suoi vizi. Il nostro tempo, figlio di quello meraviglioso di sacrifici e d'ardimenti, che diede libertà e unità alla patria, persegue pure un nobile ideale: quello della pace e della giustizia sociale. Non ogni secolo può vedere un Dante. Che se il tempo fosse davvero fiacco e grigio, ragione di più per accenderlo alle cose grandi, col ricordare i grandi.
« Tremeranno le vene e i polsi all'artista che dovrà effigiare Dante: noi non abbiamo artisti. Vedremo un brutto monumento di più ». Ma perchè questa disperazione di tutto e di tutti? Non vivono forse Leonardo Bistolfi, Giulio Monteverde, Ernesto Biondi? E il Ferrari e il Trentacoste e il Maccagnani e il Gallori e il Tadolini e altri e altri? Perchè gettare sempre con le
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